Se Tanta, nuova collaborazione Galletta – Versolato

Aver un cuor grando dele volte pesa

ma xe la miglior arma de ataco o difesa

– Sara Versolato

Daniele Galletta, cantautore veneziano e fondatore del gruppo Freve da Samba, ha pubblicato un video sul proprio canale Youtube con una sua nuova, piacevolissima composizione inedita: Se Tanta.
Il testo è una poesia che Sara Versolato ha dedicato al proprio padre, e che Daniele ha musicato.

DANIELE: Innanzitutto un saluto agli amici che ci leggono e un ringraziamento alla RFB per questo spazio.

RFB: Come mai hai scelto questa poesia? Cosa ti ha colpito di più?
DANIELE: Non sono io che ho scelto questa poesia ma è questa poesia che ha scelto me. La forza e la profondità del messaggio sono state seduttive. Mi hanno colpito: l’amore incondizionato che emerge fra le parole del testo, l’intimità genitore/figlio che rende immensa la Creazione e che ha ispirato questa poesia e la semplicità con cui Sara è riuscita a descrivere tale intimità. Solo persone speciali riescono a rendere semplici argomenti così sottili.

Padre e figlia

Proprio questa semplicità descrittiva fa sì che chiunque, interprete o ascoltatore che sia, possa adottare questa poesia e farla propria. L’effetto che sento mentre canto queste parole è paragonabile ad un viaggio in una dimensione superiore, che nessuno conosce ma che tutti noi, nel profondo, percepiamo.

RFB: Non è la prima volta che decidi di aggiungere la tua musica alle parole di Sara: come è nata questa collaborazione?
DANIELE: Prima di tutto è nata un’amicizia animica, dopodiché abbiamo cominciato a suonare insieme e solo in seguito ho scoperto il suo talento nel descrivere, sotto forma di testo, pensieri, emozioni, situazioni di vita quotidiana ecc…
Un giorno, mentre stavamo facendo le prove dello spettacolo “Gente de mar” dei Freve da Samba, mi ha fatto leggere un testo che aveva scritto, dedicato ad un suo amico. Mi è subito piaciuto e le ho chiesto se le avrebbe fatto piacere che io lo musicassi. Lei ha acconsentito felicemente e così, dopo un po’ di tempo, è nata Baian nostran; la nostra prima “figlia”.

Da lì a poco è cominciata questa collaborazione compositiva che ha dato alla luce varie canzoni, tra le quali, appunto, Se tanta. Devo dire che adoro il suo modo di scrivere!

RFB: È difficile trovare una melodia, un giro armonico, partendo da una poesia? O con i suoi testi ti trovi meglio?
DANIELE: Non si tratta di difficoltà ma di ispirazione, intuizione e cuore. Seguire sempre ciò che il cuore detta. Non esistono regole o tecniche particolari per creare musica. Ogni compositore ha un suo proprio metodo o, addirittura, più metodi per comporre. Questo vale tanto per la parte musicale quanto per quella letteraria. Per quanto mi riguarda dipende dal momento, dal testo, dall’estro, dallo stato d’animo e da altri fattori. A volte riesco a comporre una musica senza tante difficoltà e in breve tempo, altre volte possono passare anche anni prima di finire una canzone. Bisogna lasciarsi “corteggiare” dall’intuizione musicale e non sempre è lì che ci chiama e aspetta. Possono passare anni senza scrivere nulla e poi in un mese fioriscono tante idee. Ripeto, non ci sono regole fisse! È per questo che mi piace.
Il processo creativo sopra i testi di Sara, di solito, mi viene abbastanza fluido e in tempi non troppo lunghi, con alcune rare eccezioni. Leggo la poesia, nasce l’idea, che fisso registrandola e poi la elaboro, cercando di lasciar esprimere al massimo il cuore.
Nel caso di Se tanta l’idea di base è nata nel dicembre 2017, poi è rimasta ferma lì fino ad aprile 2020, quando, finalmente, l’ho ripresa, perfezionata e conclusa. Questa è stata una di quelle rare eccezioni a cui accennavo prima.

DANIELE: Mi piacerebbe sentire anche altri musicisti creare qualcosa di personale con i testi di Sara e, anzi, colgo l’occasione per invitarli a farlo; perché secondo me ne vale davvero la pena. Aggiungo, inoltre, che lei è talentosa  anche nel comporre musica, vedi Do acordi, El sistema, La vision del Leon e altre sue canzoni, che si possono ascoltare e acquistare in tutti i principali negozi digitali in rete.

7 vidas, el nuevo disco de beto lobo

7 Vidas, el último disco de Beto Lobo, acaba de salir en todas las tiendas virtuales. Un trabajo muy interesante, con lo cual el cantautor Potosino quiere hacer homenaje a 7 personas, una por cada canción, que tuvieron un rol fundamental en su vida.

Beto tiene una conexión fuerte con RedFishBlues, de hecho en 2012 grabamos juntos un demo, “Donde nacen los sueños“, el cual fue hecho en home recording, que después sirvió para dar un empujón a su carrera de músico; primero con Catrina, una banda de rock, y después como cantautor solista.

RFB: Beto, cuéntanos ¿quienes son éstas 7 personas y cuál fue el rol que tuvieron en tu trayectoria artística?
BETO: Yo siempre escribo de manera personal, escribo pensando en mis historias, o en las historias de mis amigos. Este disco lo quise dedicar a personas muy importantes para mí que me han ayudado a crecer.
La primera canción se la escribí a mi abuelita y a su casa que tenía un jardín enorme donde jugaba de niño (Tu jardín), ella me crió en mis primeros años de mi vida. Después una canción sobre mi abuelo (Los zapatos del abuelo), que un día me regaló algo de ropa que tenía sin usar, y entre ella estaban unos zapatos en los cuales me inspiré para hacer un homenaje a sus enseñanzas.

Beto y su abuelo

BETO: Las otras canciones son dedicadas a mi suegro, porqué ha sido muy cariñoso y me adoptó como parte de la familia (Blues de mi Viejo), El Gato habla de cuando me hice solista y no tenía banda y me fui a tocar a las calles y a pedir trabajo en bares, restaurantes, y el primero que me abrió las puertas fue un señor que tenía un restaurante-café que se llama El Gato Café y el fue la primera persona que creyó en mí y me dió la oportunidad de hacer mis exhibiciones.
El blues eléctrico es dedicado a mi amigo Beto Fierro, él también es cantautor, y desde que lo conozco siempre me ha motivado a componer lo mío porqué el está totalmente a favor de la música original y nunca lo verás tocar covers. La que sigue es Don Inventor, esa se la escribí a mi cuñado, y a pesar de que yo no lo conocí, sé que él es una figura muy importante para mi esposa porqué siempre la cuidó y se querían muchísimo. Y por último la de Elizeé, pues es la de mi esposa, y como creemos en las vidas pasadas, traté de hacer la historia de que nos conocímos desde haces muchas vidas y tardamos para reincontrarnos, y al final ya estamos juntos.

RFB: ¿Que fue lo que mas aprendiste de las personas que acabas de mencionar, y cómo has podido poner en práctica lo que aprendiste de ellos?
BETO: Aprendí que cada momento, cada etapa nos deja un aprendizaje valioso para la vida para seguir creciendo como ser humano, y te hace ir comprendiendo que debemos de agradecer cada experiencia por buena o mala que lo sea. Tú decides si quieres aprender de ella o reprochar el resto de tu vida, el crecer es decisión de uno. Es ahí cuando te das cuenta que lo mínimo que puedes hacer es realizar un homenaje a estas personas o experiencias que te ayudan a crecer, compartirlo al mundo para que valoren lo que tienen y lo que viven. La vida esta hecha de experiencias, y les comparto un poco de la mía.

Entonces, muchas gracias para compartirnos tus experiencias, y hasta la próxima!

Thula Mtwana con jennifer cabrera fernandez

Pubblicato su Youtube il video di Thula Mtwana, ninna nanna in lingua Zulu registrata da Redfishblues Records qualche tempo fa solo con la voce di Jennifer. Il brano fa parte di un progetto musicale intitolato Mimbarà, il video è stato realizzato da Giorgio Schiavon.

Aprofittiamo dell’occasione dell’uscita del video per fare a Jennifer un paio di domande:

RFB: Questa ninna nanna e le altre che abbiamo registrato, fanno parte di un progetto più ampio?
JCF: Le ninne nanne fanno parte del progetto musicale “Mimbarà”, che in lingua “totonaca” (messicana), significa ritornare, ed è il simbolo del ritorno alle radici, al nostro seno famigliare, al grembo della nostra madre, tornare al grembo della terra stessa. 

RFB: Che tipo di investigazione antropologica o culturale hai svolto?
JCF: Come etnocoreografa, da anni mi dedico allo studio antropologico, storico e sociologico delle etnie. In questo caso, ha pervaso il mio ruolo di cantante, volevo capire quali fossero le prime tonalità, sonorità, parole d’amore che ricevono i bambini di diverse parti del mondo. Nel pormi queste domande, sono arrivata subito alla conclusione che sono le ninne nanne ad avere questo primato. Ho scoperto però che queste spesso hanno messaggi di paura, possono contenere parole “minacciose”, quasi come a ricattare il bambino per farlo dormire. Nel caso di “Mimbarà”, ho voluto essere sicura che il testo fosse libero di costrizioni, quindi mi sono data da fare per trovare le parole e le melodie che in qualche modo rassicurassero il piccolo, ma soprattutto, sono stata guidata dal cuore.

Per restare sempre aggiornati sulle attività di Jennifer Cabrera Fernandez, questo il sito ufficiale e la pagina Facebook