Intervista a Francisco Levino Correa Da Silva – Mestre Chiquinho

Se le strade di Montecchio Emilia potessero cantare, lo farebbero a ritmo di samba, forró e del battito ancestrale del berimbau. È qui che oggi vive Francisco Levino Correa da Silva, ma per tutti, nel mondo dell’arte e della cultura brasiliana in Italia, lui è semplicemente Mestre Chiquinho.

Arrivato in Emilia-Romagna nei primi anni ’90, Mestre Chiquinho ha portato con sé una valigia carica di energia, tradizione e un talento poliedrico rarissimo: cantante iscritto alla SIAE, DJ, compositore, percussionista, ballerino, coreografo e maestro di Capoeira Angola. In oltre trent’anni di vita e cittadinanza italiana, Chiquinho non si è solo inserito nel tessuto culturale del Paese, ma ne ha letteralmente ridisegnato i contorni musicali, firmando alcune delle pagine più iconiche della cultura pop e d’autore in Italia.

Gli anni ’90: L’incontro con i giganti della musica italiana

Il debutto di Mestre Chiquinho nel panorama artistico italiano avviene ai massimi livelli. La sua capacità di unire il movimento del corpo al ritmo delle percussioni cattura subito l’attenzione dei grandi registi e musicisti italiani.

È il 1991 quando presta la sua voce partecipando al coro di un brano dal profondo messaggio sociale: “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi. Un debutto che fa da preludio a quello che diventerà un vero e proprio tormentone generazionale. Nel 1995, infatti, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, lancia “L’ombelico del mondo”. Dietro l’incredibile energia visiva e ritmica di quel videoclip c’è proprio lo zampino di Mestre Chiquinho: lavora come assistente alla direzione del casting, seleziona i volti, stringe tra le mani le percussioni e si scatena come ballerino e coreografo, contribuendo a creare un immaginario tribale e universale che rimarrà nella storia della musica italiana.

Il suo talento eclettico non sfugge nemmeno alla raffinatezza stralunata di Paolo Conte. Nel videoclip del brano “Happy Feet”, Mestre Chiquinho compie un’autentica impresa poetica: è l’unico, memorabile ballerino del video, muovendosi con un’eleganza felina che fonde la spensieratezza tropicale con il jazz d’autore del maestro astigiano.

Tra sociale, didattica e lo Zecchino d’Oro

Ma l’arte di Mestre Chiquinho non vive solo di palcoscenici televisivi; si nutre del contatto con le persone, soprattutto con i più piccoli. Tra il 1996 e il 2001 diventa il punto di riferimento dello “Spazio Bimbi” presso l’Ipercoop di Villanova a Castenaso (Bologna). Lì, tra un gioco ludico e l’altro, introduce centinaia di bambini all’arte della Capoeira, insegnando il rispetto, la coordinazione e il valore della comunità attraverso la musica.

Questa passione per il mondo dell’infanzia culmina il 23 novembre 2006, durante la 49ª edizione del celeberrimo Zecchino d’Oro all’Antoniano di Bologna. Chiquinho, insieme alla maestra Marzia Pecce, firma come autore un pezzo travolgente: “Tin Tin Berimbau” (interpretato dalla piccola Vivian Cesari Castro). Portare il suono del berimbau e la tradizione del samba in prima serata su Rai Uno è la consacrazione di un percorso di integrazione culturale senza precedenti.

Il custode della tradizione: dalla ristorazione al palco di Bonolis

Negli anni successivi, Mestre Chiquinho continua a essere un vulcano inarrestabile. Nel 2007 incide un DVD didattico intitolato “Imparare il samba e la capoeira di Mestre Levino”, diffondendo brani trascinanti come “Cafezinho”, in cui canta e balla mostrando i segreti del movimento carioca. Cavalca l’evoluzione dei tempi sbarcando su Spotify e sui social, e si mette in gioco persino come attore, collaborando nel 2011 con l’Università di Bologna. Per mantenere vivo il legame con la sua terra, unisce l’arte alla cultura gastronomica, legando il suo nome alla ristorazione brasiliana e latina in Italia, dove l’accoglienza calorosa si sposa sempre con la buona musica.

Il suo spirito ironico e la sua straordinaria presenza scenica lo portano fino ai giorni nostri sui teleschermi di Canale 5, dove compare nel divertente salotto di Paolo Bonolis ad “Avanti un altro”, dimostrando che dopo più di trent’anni l’allegria e la voglia di stupire sono rimaste intatte. Ha persino omaggiato la sua seconda patria traducendo in portoghese brasiliano il brano italiano per eccellenza: “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno.

Il presente: Il Carnevale di Rio nelle piazze italiane

Oggi, attraverso il suo progetto Franciskote, Mestre Chiquinho continua a portare in giro la sua missione: trasformare ogni piazza, fiera o celebrazione in un angolo di Rio de Janeiro. Con una compagnia itinerante di 10 artisti professionisti (6 ballerine e 4 percussionisti), Chiquinho mette in scena spettacoli mozzafiato di due ore. Tra costumi tradizionali scintillanti, i passi acrobatici della capoeira e il ritmo travolgente del carnevale carioca, lo spettacolo coinvolge il pubblico tra una portata e l’altra, abbattendo ogni barriera.

Da Salvador de Bahia all’Emilia, la storia di Mestre Chiquinho è la storia di un uomo che ha fatto del ritmo un ponte teso tra due mondi, dimostrando che la musica non ha confini, ma solo un grande, generoso battito all’unisono.

RFB: Di quale parte del Brasile sei nativo e come hai deciso di trasferirti in Italia?
MC: Sono nato a Pirapora, nel Minas Gerais, subito dopo sono andato a vivere a Belo Horizonte e, successivamente, a 9 anni ci siamo trasferiti a Taguatinga, a Brasilia, dove abbiamo vissuto fino ai 16 anni. È stato allora che tutta la famiglia si è trasferita a San Paolo, città in cui sono rimasto fino al 1991. Nel settembre del 1991 ho mollato tutto quello che facevo, principalmente il mio lavoro di professore di Studi Sociali, storia e geografia, e di maestro di capoeira e ballo da sala. Mi sono avventurato e sono venuto a vivere in Italia, nella città di Bologna, con tanta determinazione e coraggio. La scelta di venire a vivere qui in Italia è stata una scommessa, perché sapendo ballare, fare capoeira e suonare me la sono cavata bene, dato che in quel preciso momento in Europa esplodeva la moda della lambada; ho rischiato perché sognavo di venire a ballare in Europa e di insegnare alla gente. Avevo tentato con la Francia, l’Inghilterra, l’Italia ecc. scrivendo delle lettere, e ho ricevuto risposta dall’Italia. La mia fortuna è stata nascere con questo dono per il ballo e per gli strumenti musicali. Per darti un’idea, in tutti i movimenti e le mode dell’epoca – come la Discoteca, la break dance, il pattinaggio, la capoeira, il pagode, il samba, la lambada ecc. – in generale mi distinguevo sempre e venivo invitato da giornali, televisioni ecc. per partecipare a programmi televisivi e pubblicità, poiché conoscevo e padroneggiavo la storia dei vari balli.

RFB: Quali qualità della capoeira pensi che si possano usare nella vita di tutti i giorni, al di fuori della roda?
MC: La capoeira è tutto ciò che la bocca mangia. È un modo di vivere questa vita cercando il rispetto reciproco, la pace e il divertimento. Preferisco la capoeira Angola, tuttavia gioco e ballo a seconda del ritmo del berimbau.

Mestre Chiquinho in una roda di capoeira

RFB: Insieme stiamo progettando di creare una scuola di samba a Venezia, in collaborazione con la scuola di musica Il Suono Improvviso. Conosci il Carnevale di Venezia? Pensi che sarebbe possibile portare un po’ del Carnevale brasiliano a Venezia?
MC: Sarà un successo TOP, mettiamolo in pratica! SÌ, SARÀ IL MIGLIOR CARNEVALE D’ITALIA, SONO ENTUSIASTA, FORZA!!!

RFB: Ti andrebbe di tenere lezioni di batteria o di insegnare la “ginga” ai ritmisti?
MC: Ci sto assolutamente, vi ringrazio e posso sicuramente dare il mio contributo affinché questo progetto raggiunga, insieme, questi obiettivi.

Quindi ringraziamo e salutiamo il Mestre Chiquinho, presto ci saranno novità molto interessanti.