L’eccidio dei Sette Martiri (avvenuto il 3 agosto 1944) è una delle pagine più tragiche della storia di Venezia sotto l’occupazione nazifascista.
La Storia dell’Eccidio
1. La farsa della sentinella scomparsa
Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, una sentinella tedesca di guardia a un’imbarcazione della Kriegsmarine ormeggiata lungo quella che allora si chiamava Riva dell’Impero scomparve. I comandi nazisti ipotizzarono subito un rapimento o un attentato da parte dei gappisti e della Resistenza veneziana.
2. Il rastrellamento e la rappresaglia
All’alba del 3 agosto, i soldati tedeschi bloccarono il sestiere di Castello (zona da sempre fortemente antifascista) e perquisirono casa per casa. Oltre 500 abitanti di Via Garibaldi e dintorni (uomini, donne e bambini) furono fatti uscire in strada, tenuti con la faccia al muro e le mani in alto per ore.
Per punire la città, il comando nazista prelevò dal carcere di Santa Maria Maggiore 7 detenuti politici, partigiani o renitenti alla leva:
Aliprando Armellini
Gino Conti
Bruno De Gasperi
Alfredo Gelmi
Luciano Gelmi
Girolamo Guasto
Alfredo Vivian
3. La fucilazione pubblica
Alle ore 6:00 del mattino, i sette uomini vennero condotti sulla Riva, legati tra loro con le braccia distese. Tutta la popolazione rastrellata fu costretta a guardare l’esecuzione come monito terrifico. Alfredo Vivian, prima della scarica del plotone d’esecuzione, gridò “Viva l’Italia libera!”
4. La beffa e la memoria
Pochi giorni dopo, la laguna restituì il corpo della sentinella tedesca. L’autopsia rivelò che l’uomo non presentava alcuna ferita: era semplicemente caduto in acqua da ubriaco ed era annegato. Sette vite innocenti erano state spezzate per un tragico incidente di un soldato ubriaco.
Dopo la guerra, la Riva dell’Impero è stata ribattezzata in loro onore Riva Sette Martiri, e ogni 3 agosto le istituzioni cittadine e la sezione ANPI locale vi tengono una commemorazione solenne.
In occasione delle commemorazioni del 3 agosto per l’82° anniversario dell’eccidio dei Sette Martiri, la sezione ANPI di Castello ha ospitato un momento di profonda condivisione e riflessione attraverso la musica e la poesia.
Quest’anno ho avuto il privilegio di curare personalmente le registrazioni audio e video del concerto, catturando la magia di una serata carica di significato per il sestiere e per tutta la città.
Il Progetto: Lasciami volare…
Sul palco è andato in scena il progetto intitolato:
“Lasciami volare… Anguane, sirene, stelle, mare e cielo”
L’opera intreccia i testi poetici di Antonella Barina, messi in musica e interpretati dalla voce di Monica Giori, accompagnata dalle tessere sonore della chitarra di Bibi Bozzato e del violoncello di Gianluigi Bergamo. Un viaggio lirico che attinge all’immaginario popolare, alle acque della laguna e ai miti veneziani.
Un omaggio alla canzone d’autore e di protesta veneziana
Ad arricchire il programma della serata, non sono mancati emozionanti omaggi a tre pilastri della cultura e della canzone popolare lagunare:
Alberto D’Amico, voce della Venezia militante e della memoria storica popolare.
Gualtiero Bertelli, cantautore simbolo della Resistenza e delle lotte operaie e cittadine.
Lino Toffolo, ironico e profondo interprete dell’anima veneziana.
Unire il ricordo del sacrificio dei Sette Martiri alla poesia e ai canti di queste terre è stato il modo più autentico per ribadire che la memoria non è solo ricordo del passato, ma un filo vivo che continua a farci volare.
Se le strade di Montecchio Emilia potessero cantare, lo farebbero a ritmo di samba, forró e del battito ancestrale del berimbau. È qui che oggi vive Francisco Levino Correa da Silva, ma per tutti, nel mondo dell’arte e della cultura brasiliana in Italia, lui è semplicemente Mestre Chiquinho.
Arrivato in Emilia-Romagna nei primi anni ’90, Mestre Chiquinho ha portato con sé una valigia carica di energia, tradizione e un talento poliedrico rarissimo: cantante iscritto alla SIAE, DJ, compositore, percussionista, ballerino, coreografo e maestro di Capoeira Angola. In oltre trent’anni di vita e cittadinanza italiana, Chiquinho non si è solo inserito nel tessuto culturale del Paese, ma ne ha letteralmente ridisegnato i contorni musicali, firmando alcune delle pagine più iconiche della cultura pop e d’autore in Italia.
Gli anni ’90: L’incontro con i giganti della musica italiana
Il debutto di Mestre Chiquinho nel panorama artistico italiano avviene ai massimi livelli. La sua capacità di unire il movimento del corpo al ritmo delle percussioni cattura subito l’attenzione dei grandi registi e musicisti italiani.
È il 1991 quando presta la sua voce partecipando al coro di un brano dal profondo messaggio sociale: “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi. Un debutto che fa da preludio a quello che diventerà un vero e proprio tormentone generazionale. Nel 1995, infatti, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, lancia “L’ombelico del mondo”. Dietro l’incredibile energia visiva e ritmica di quel videoclip c’è proprio lo zampino di Mestre Chiquinho: lavora come assistente alla direzione del casting, seleziona i volti, stringe tra le mani le percussioni e si scatena come ballerino e coreografo, contribuendo a creare un immaginario tribale e universale che rimarrà nella storia della musica italiana.
Il suo talento eclettico non sfugge nemmeno alla raffinatezza stralunata di Paolo Conte. Nel videoclip del brano “Happy Feet”, Mestre Chiquinho compie un’autentica impresa poetica: è l’unico, memorabile ballerino del video, muovendosi con un’eleganza felina che fonde la spensieratezza tropicale con il jazz d’autore del maestro astigiano.
Tra sociale, didattica e lo Zecchino d’Oro
Ma l’arte di Mestre Chiquinho non vive solo di palcoscenici televisivi; si nutre del contatto con le persone, soprattutto con i più piccoli. Tra il 1996 e il 2001 diventa il punto di riferimento dello “Spazio Bimbi” presso l’Ipercoop di Villanova a Castenaso (Bologna). Lì, tra un gioco ludico e l’altro, introduce centinaia di bambini all’arte della Capoeira, insegnando il rispetto, la coordinazione e il valore della comunità attraverso la musica.
Questa passione per il mondo dell’infanzia culmina il 23 novembre 2006, durante la 49ª edizione del celeberrimo Zecchino d’Oro all’Antoniano di Bologna. Chiquinho, insieme alla maestra Marzia Pecce, firma come autore un pezzo travolgente: “Tin Tin Berimbau” (interpretato dalla piccola Vivian Cesari Castro). Portare il suono del berimbau e la tradizione del samba in prima serata su Rai Uno è la consacrazione di un percorso di integrazione culturale senza precedenti.
Il custode della tradizione: dalla ristorazione al palco di Bonolis
Negli anni successivi, Mestre Chiquinho continua a essere un vulcano inarrestabile. Nel 2007 incide un DVD didattico intitolato “Imparare il samba e la capoeira di Mestre Levino”, diffondendo brani trascinanti come “Cafezinho”, in cui canta e balla mostrando i segreti del movimento carioca. Cavalca l’evoluzione dei tempi sbarcando su Spotify e sui social, e si mette in gioco persino come attore, collaborando nel 2011 con l’Università di Bologna. Per mantenere vivo il legame con la sua terra, unisce l’arte alla cultura gastronomica, legando il suo nome alla ristorazione brasiliana e latina in Italia, dove l’accoglienza calorosa si sposa sempre con la buona musica.
Il suo spirito ironico e la sua straordinaria presenza scenica lo portano fino ai giorni nostri sui teleschermi di Canale 5, dove compare nel divertente salotto di Paolo Bonolis ad “Avanti un altro”, dimostrando che dopo più di trent’anni l’allegria e la voglia di stupire sono rimaste intatte. Ha persino omaggiato la sua seconda patria traducendo in portoghese brasiliano il brano italiano per eccellenza: “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno.
Il presente: Il Carnevale di Rio nelle piazze italiane
Oggi, attraverso il suo progetto Franciskote, Mestre Chiquinho continua a portare in giro la sua missione: trasformare ogni piazza, fiera o celebrazione in un angolo di Rio de Janeiro. Con una compagnia itinerante di 10 artisti professionisti (6 ballerine e 4 percussionisti), Chiquinho mette in scena spettacoli mozzafiato di due ore. Tra costumi tradizionali scintillanti, i passi acrobatici della capoeira e il ritmo travolgente del carnevale carioca, lo spettacolo coinvolge il pubblico tra una portata e l’altra, abbattendo ogni barriera.
Da Salvador de Bahia all’Emilia, la storia di Mestre Chiquinho è la storia di un uomo che ha fatto del ritmo un ponte teso tra due mondi, dimostrando che la musica non ha confini, ma solo un grande, generoso battito all’unisono.
RFB:Di quale parte del Brasile sei nativo e come hai deciso di trasferirti in Italia? MC: Sono nato a Pirapora, nel Minas Gerais, subito dopo sono andato a vivere a Belo Horizonte e, successivamente, a 9 anni ci siamo trasferiti a Taguatinga, a Brasilia, dove abbiamo vissuto fino ai 16 anni. È stato allora che tutta la famiglia si è trasferita a San Paolo, città in cui sono rimasto fino al 1991. Nel settembre del 1991 ho mollato tutto quello che facevo, principalmente il mio lavoro di professore di Studi Sociali, storia e geografia, e di maestro di capoeira e ballo da sala. Mi sono avventurato e sono venuto a vivere in Italia, nella città di Bologna, con tanta determinazione e coraggio. La scelta di venire a vivere qui in Italia è stata una scommessa, perché sapendo ballare, fare capoeira e suonare me la sono cavata bene, dato che in quel preciso momento in Europa esplodeva la moda della lambada; ho rischiato perché sognavo di venire a ballare in Europa e di insegnare alla gente. Avevo tentato con la Francia, l’Inghilterra, l’Italia ecc. scrivendo delle lettere, e ho ricevuto risposta dall’Italia. La mia fortuna è stata nascere con questo dono per il ballo e per gli strumenti musicali. Per darti un’idea, in tutti i movimenti e le mode dell’epoca – come la Discoteca, la break dance, il pattinaggio, la capoeira, il pagode, il samba, la lambada ecc. – in generale mi distinguevo sempre e venivo invitato da giornali, televisioni ecc. per partecipare a programmi televisivi e pubblicità, poiché conoscevo e padroneggiavo la storia dei vari balli.
RFB:Quali qualità della capoeira pensi che si possano usare nella vita di tutti i giorni, al di fuori della roda? MC: La capoeira è tutto ciò che la bocca mangia. È un modo di vivere questa vita cercando il rispetto reciproco, la pace e il divertimento. Preferisco la capoeira Angola, tuttavia gioco e ballo a seconda del ritmo del berimbau.
Mestre Chiquinho in una roda di capoeira
RFB:Insieme stiamo progettando di creare una scuola di samba a Venezia, in collaborazione con la scuola di musica Il Suono Improvviso. Conosci il Carnevale di Venezia? Pensi che sarebbe possibile portare un po’ del Carnevale brasiliano a Venezia? MC: Sarà un successo TOP, mettiamolo in pratica! SÌ, SARÀ IL MIGLIOR CARNEVALE D’ITALIA, SONO ENTUSIASTA, FORZA!!!
RFB:Ti andrebbe di tenere lezioni di batteria o di insegnare la “ginga” ai ritmisti? MC: Ci sto assolutamente, vi ringrazio e posso sicuramente dare il mio contributo affinché questo progetto raggiunga, insieme, questi obiettivi.
Quindi ringraziamo e salutiamo il Mestre Chiquinho, presto ci saranno novità molto interessanti.
Maggio 2026, elezioni comunali. Per la terza volta di seguito le elezioni comunali vengono vinte dalla stessa coalizione di centro destra.
Esce in questa occasione una versione dub di Bruza, brano scritto in collaborazione con Dreghe, cantante veneziano molto attento alle tematiche della sua città. Purtroppo il testo malinconico della canzone si è rivelato profetico, perché pur avendo sperato in un cambio di rotta, la città continua a bruciare sotto il peso degli interessi economici e politici di chi tratta la cosa pubblica come se fosse sua.
Per il terzo anno consecutivo, Venezia non è più in grado di scegliere il proprio candidato sindaco, ed è costretta ad ammettere la propria sconfitta. Le ragioni di questa debacle sono molte ma sono tutte legate ad un fatto sostanziale: il centro storico e la terraferma sono in continuo contrasto. È una frattura storica, demografica e sociale che l’opposizione non è mai riuscita a sanare.
Mentre il centro storico insulare continua a spopolarsi, trasformandosi progressivamente in una vetrina per il turismo di massa, la terraferma (Mestre, Marghera, Favaro, Carpenedo) cresce e concentra la stragrande maggioranza della popolazione residente ed elettorale.
Il centro-destra ha saputo interpretare e capitalizzare i bisogni e i risentimenti di questa maggioranza di terraferma — legati alla sicurezza, alla gestione dei servizi quotidiani, alle infrastrutture e alla stabilità economica — mentre il centro-sinistra e le forze civiche sono rimasti spesso intrappolati in una narrazione “venezia-centrica”, nostalgica o legata a dinamiche che i residenti di Mestre percepiscono come lontane dalla loro realtà.
Senza una visione unitaria che sappia parlare contemporaneamente al residente di Cannaregio e a quello di Zelarino, la terraferma continuerà a decidere i destini di tutta Venezia, lasciando la città storica minoranza politica ed elettorale a casa propria.
La bassissima affluenza registrata in questa tornata elettorale a Venezia — con il dato definitivo che si è fermato a un preoccupante 55,90% (registrando un calo di oltre 6 punti percentuali rispetto alle precedenti comunali) — non è solo un numero. È il sintomo di una ferita profonda nel rapporto tra la cittadinanza e la gestione della cosa pubblica.
Quando quasi un cittadino su due decide di non andare a votare, si creano problemi sostanziali che minano la stabilità e la natura stessa della democrazia locale.
Il sindaco eletto e la sua maggioranza governeranno l’intero territorio comunale, ma di fatto esprimono la volontà di una frazione ridotta della popolazione totale. Il neo sindaco ha vinto al primo turno con il 51,03% dei voti, ma se calcoliamo quella percentuale sul totale degli aventi diritto (201.713 elettori) e non solo sui votanti reali (112.767), scopriamo che il nuovo primo cittadino è stato scelto da circa il 28% dei veneziani. Questo forte scollamento rischia di indebolire l’autorità della giunta quando si tratterà di prendere decisioni impopolari o strutturali.
Nel centro storico e nelle isole la flessione dell’affluenza riflette un senso di impotenza. Molti residenti della Venezia insulare percepiscono il proprio voto come ininfluente, schiacciato dal peso demografico ed elettorale della terraferma.
Con un’affluenza così bassa, il peso dei voti d’opinione (quelli dei cittadini che scelgono attivamente sulla base di programmi o visioni future) crolla drasticamente. A fare la differenza diventano i “blocchi di consenso” consolidati, le clientele strutturate, le macchine organizzative dei partiti e i portatori di interessi specifici (come il comparto legato alla monocultura turistica o le grandi categorie economiche). Chi ha una solida base organizzativa vince facile, mentre le forze fresche, civiche o alternative non riescono a mobilitare quella massa critica necessaria per ribaltare i pronostici.
I dati parziali sull’astensionismo raccontano una fuga generalizzata dalle urne che colpisce soprattutto i giovani e i lavoratori della terraferma, stritolati tra l’aumento del costo della vita e la precarietà. Se la politica smette di essere vista come uno strumento utile a cambiare la quotidianità (casa, trasporti, sanità locale), la rinuncia al voto diventa strutturale. Il rischio reale è che Venezia si trovi a essere amministrata da una classe dirigente isolata, che risponde a un elettorato sempre più anziano e arroccato, mentre le forze vive e produttive della città scelgono l’esilio o il disimpegno totale.
L’analisi dei dati sulla popolazione straniera residente a Venezia fotografa, forse meglio di qualsiasi altra statistica, la spaccatura profonda tra l’acqua e la terraferma, oltre a spiegare molte delle dinamiche economiche e sociali che hanno influenzato l’ultimo voto.
Al 31 dicembre 2025, i cittadini stranieri residenti nel Comune di Venezia sono 43.255, pari a circa il 17,2% dell’intera popolazione comunale (251.294 abitanti). Si tratta di una percentuale molto superiore alla media nazionale (che si attesta intorno all’8,5-9%).
La composizione delle comunità straniere riflette fedelmente i due motori economici del comune: la monocultura turistica da una parte e il settore industriale/manifatturiero dall’altra.
La comunità Bengalese: È la nazionalità più numerosa nel comune. Questa comunità costituisce la spina dorsale dei servizi legati al turismo (ristorazione, alberghi, portierato, vendita di souvenir) nel centro storico, ma risiede prevalentemente in terraferma, muovendosi quotidianamente come forza pendolare. È fortemente impiegata anche nella cantieristica navale (Fincantieri a Marghera) attraverso il sistema degli appalti e subappalti.
Le altre nazionalità storiche: Seguono a ruota le comunità dell’Est Europa (soprattutto Romania e Ucraina, con una forte prevalenza femminile impiegata nel settore dei servizi alla persona e della cura), la comunità cinese (molto radicata nel commercio e nelle attività imprenditoriali a Mestre) e quella marocchina.
Il paradosso della cittadinanza: I 43.255 cittadini stranieri, pur pagando le tasse e vivendo quotidianamente la città, non hanno diritto di voto nelle elezioni comunali (a meno che non abbiano ottenuto la cittadinanza italiana).
Questo fattore genera conseguenze politiche immediate:
Spostamento del dibattito verso destra: La forte concentrazione di residenti stranieri in alcuni quartieri di Mestre (spesso associata a problemi di sicurezza percepita o reale, come lo spaccio e il degrado nelle aree della stazione) è stata uno dei temi centrali della coalizione di centro-destra guidata da Simone Venturini. Intercettare il malessere della popolazione italiana residente in quelle vie, che si sente “minoranza in casa propria”, ha garantito un forte bacino di voti alla maggioranza uscente.
Una fetta di città senza voce: Poiché una percentuale altissima della popolazione reale di Mestre non può votare, la politica locale tende a ignorare i bisogni specifici di integrazione, mediazione culturale e casa di queste comunità, concentrandosi solo sulle risposte di tipo securitario richieste dall’elettorato votante (italiano e mediamente più anziano).
Testo scritto con l’aiuto di Gemini per i dati presi dal web
Sabato 9 Maggio è stata una giornata speciale, si è svolto a Mantova il primo Brazilian Day, una festa organizzata da Marco Hideki Furlaneto Oyakawa, insegnante di capoeira e promotore del progetto Mantova Capoeira – Raiz Popular Italia. In appoggio all’organizzazione anche MaluLoro e l’Accademia 4 Accordi di Curtatone (MN) dove si è svolto l’intero evento.
Mestre Dendé al Berimbau
La mattina è iniziata presto, con due masterclass di due maestri diversi, i quali hanno subito messo a dura prova i partecipanti, molti venuti appositamente da Reggio Emilia, della scuola Capoeira Angola Oloxum, guidati dal Mestre Dendé e dal Mestre Chiquinho, quest’ultimo una figura leggendaria per la Capoeira in Italia, essendo uno dei primi ad insegnare questa arte in Emilia Romagna, negli anni ’90.
La lezione di musica del Mestre Doutor
Dopo la pausa pranzo, con il pubblico presente, c’è stata la lezione di musica di Mestre Doutor, altra figura di riferimento per la Capoeira negli Stati Uniti (ha una scuola a Philadelphia) ed è considerato il Maestro e colui che ha passato le proprie conoscenze a tutti gli altri Maestri presenti, quindi rispettato ed amato da tutti.
Mestre Pentiado e Mestre Marron
Infine c’è stato il clou della giornata di Capoeira, l’esame e la consegna delle corde (cordão), cioè le cinture colorate che determinano il livello raggiunto dai capoeiristi. Ovviamente è stato emozionante vedere i ragazzi fare dei salti e delle piroette incredibili, con la musica incalzante e le loro espressioni di gioia, amicizia, soddisfazione.
Gli studenti con i loro cordoni nuovi e i diplomi
Finita la Capoeira, la festa si è spostata dalla palestra al palco e agli ambienti esterni della accademia 4 Accordi. C’erano stand gastronomici con specialità brasiliane come le coxinha, il pão de queijo, il churrasco, l’hot dog come lo fanno in Brasile, la caipirinha, poi c’erano dolci, cioccolatini. C’era uno stand di profumi, insomma una vera festa con tantissima gente, brasiliani per la maggior parte ma anche tanti altri. La città di Mantova detiene un record unico per densità e rilevanza culturale della comunità brasiliana rispetto ai residenti.
Infine ci sono state le esibizioni sul palco: i Panico X del Mestre Japa hanno festeggiato 25 anni di carriera, si è esibita la meravigliosa Céllia Nascimento, venuta apposta dal Brasile.
Infine, a chiusura della serata, ci siamo esibiti con i Freeman Brothers. Dato che il nostro stile è un mix di Reggae acustico e di musica Capoeira, il pubblico di maestri di Capoeira ha apprezzato alla grande, il Mestre Chiquinho è venuto subito sul palco ed ha suonato le percussioni con noi, molti si sono esibiti ed hanno danzato con le mosse di Capoeira sulla nostra musica, poi altri sono saliti sul palco ed hanno cantato canti tradizionali… Insomma è stato bellissimo vedere l’apprezzamento, e devo dire che il connubio Capoeira e Reggae funziona benissimo.
Venerdì 24 Aprile ci siamo esibiti a Viadana (MN) in occasione di Save The Bobby. Ma cosa è esattamente?
Il Save the Bobby è una storica manifestazione benefica che si tiene a Viadana (in provincia di Mantova), nata per ricordare due amici scomparsi prematuramente, Roberto “Bobby” Gozzi e Gianluigi “Nino” Baroni. L’evento si svolge tipicamente intorno al 24 e 25 aprile e negli ultimi anni è tornato nella sua sede storica, l’Arena Spettacoli di via al Ponte.
Viene spesso definito come un “motoraduno alternativo”. Sebbene il cuore pulsante sia il mondo delle due ruote (con il consueto “Partynmoto” o giromoto tra le terre dell’Oglio Po), l’evento è aperto a tutti: famiglie, giovani e associazioni. Sul palco si alternano band rock, gruppi gipsy, reggae e DJ set (storica la presenza dei Roar Sound System). Stand con cucina tipica locale, grigliate, gnocco fritto e, nelle edizioni più recenti, anche opzioni vegane e vegetariane. Laboratori creativi e intrattenimento per i più piccoli. Stand di numerose associazioni di volontariato locali che presentano i propri progetti. Il “Save the Bobby” non è un semplice festival, ma una raccolta fondi. Dalla sua nascita nel 2007 a oggi, l’associazione no-profit ha donato oltre 230.000 euro a enti e realtà del territorio che si occupano di assistenza, cura delle persone e disabilità (come il progetto Stelle sulla Terra per bambini con autismo).
È una grande festa comunitaria che trasforma il ricordo di una perdita in un’occasione di vita e aiuto concreto per il territorio di Mantova e della vicina zona di Reggio Emilia.
Noi siamo saliti sul palco per primi, abbiamo inaugurato la festa. Eravamo carichi ed emozionati, ed abbiamo suonato la nostra scaletta tutta d’un fiato.
Il sound che avevamo è stato qualcosa di eccezionale. Avevamo infatti ben due impianti collegati a nostra disposizione: il service di Container Studios collegato direttamente al Roar Soundsystem una bomba di bassi e decibel!!
Sembrava dovesse essere un disastro a causa del maltempo, e invece è stato un successo!!!
La mattina di Sabato 14, il clima era dei più grigi, la pioggia era stata annunciata già da giorni e noi non sapevamo cosa sarebbe successo della nostra festa. Scambio frenetico di messaggi in chat e telefonate, ma la certezza era che noi non ci saremo fermati, la sfilata non è stata annullata, e chi se la sentiva poteva venire comunque a festeggiare sotto la pioggia.
Poi succede il miracolo: mi giunge un video da Matteo in cui si vedono i Combo Chinotto carichi come delle molle che si preparano vestendo cerate, poncho, scaldano i tamburi e la gente lì intorno. Incuranti della pioggia e pieni di entusiasmo per quello che stava per succedere: sfilata per Venezia e gran finale sul palco più prestigioso del Carnevale di Venezia: il palco di Piazza San Marco!
Così, all’ora stabilita, dopo un breve riscaldamento in campo, siamo partiti per la nostra avventura! La Strada Nova è sempre molto bella da percorrere con i tamburi, è abbastanza ampia da permettere il passaggio senza intralciare, c’è sempre molta gente che è appena arrivata dalla stazione e si dirige verso il centro della città. Dopo un paio di ponti, ci siamo fermati un attimo ed abbiamo sentito dietro di noi altri tamburi suonare: erano Las Magogas che erano riusciti anche loro ad arrivare e partecipare all’ultimo momento e ci hanno raggiunto!
Così, con due Blocos superstiti, siamo riusciti ad arrivare in campo SS Apostoli! Altra esibizione tutti insieme, e la pioggia, dopo un breve momento in cui sembrava essere più forte, alla fine ha deciso di smettere e di lasciarci liberi di festeggiare. Dopo una breve pausa per ricaricarci, ci siamo spostati in campo S. Bortolo e da lì siamo ripartiti lungo le Mercerie di San Salvador, questa volta, rispetto alla Strada Nova, un po’ più strette e più cariche di gente che si apriva in due ali per permetterci il passaggio e l’entrata trionfale in Piazza!
E pensare che lo stesso giorno, in Piazza, erano previsti altri concerti prima di noi, tutti annullati a causa del maltempo. Tutti tranne il nostro, unico evento del giorno. Dopo aver attraversato la piazza, abbiamo percorso la rampa d’accesso al palco, e il presentatore del Carnevale, assieme ai saltimbanchi ci hanno accolto a braccia aperte, e ci siamo esibiti tutti insieme davanti ad una piazza piena nonostante la giornata non delle migliori. Un’emozione indescrivibile!
La piazza piena di gente e la nostra espressione di meraviglia!
Finita la festa, quando ormai era già buio, c’è stata un’ulteriore sorpresa. Anche i Disco Zenith Laguna, nonostante le difficoltà e le incertezze, sono riusciti a raggiungerci. Hanno percorso anche loro la Strada Nova, in leggero ritardo, forse perdendosi nel percorso, ma alla fine ce l’hanno fatta! Sono arrivati in piazza ed hanno trovato i Combo Chinotto che avevano preso possesso della piazza, circondati dal pubblico in festa, e tra i fiati dei Zenith e le percussioni dei Chinotto è nata una super jam che ha incantato il pubblico!
Rinnovo i ringraziamenti a tutti i partecipanti: a Venessia.com per l’aiuto ad organizzare questa festa, ai Combo Chinotto per l’energia trasmessa che ha coinvolto il pubblico e gli altri partecipanti, a Las Magogas che anche loro nonostante le difficoltà hanno portato entusiasmo ed un corpo di ballo fenomenale, ai Disco Zenith Laguna che hanno animato la festa con il favore delle tenebre e che mi ha ricordato i vecchi carnevali dell’epoca d’oro.
E la Banda da rio? che fine ha fatto? eravamo pochi ma boni, ci eravamo preparati in sala, ma… diciamo che l’anno prossimo andrà meglio
E anche quest’anno, puntuale, ritorna la sfilata di carnevale della Banda da rio! Questo è il terzo anno consecutivo che l’organizzazione è in collaborazione con Matteo Secchi, fondatore di Venessia.com.
La grande novità di quest’anno è che la Banda da rio fa un salto di qualità significativo. Dopo 26 anni di carnevali spontanei fatti per far ballare e divertire il pubblico, finalmente saremo nel programma ufficiale del Comune di Venezia. Pochi giorni fa c’è stato un incontro negli uffici della direzione di Vela spa, con la quale abbiamo esposto il nostro progetto, che è stato accolto con entusiasmo ed approvato.
Quindi quest’anno la sfilata si svolgerà Sabato 14 Febbraio (Sambalentino), e partirà come sempre da campo S. Geremia alle ore 15:00. Percorreremo tutta la Strada Nova fino a Campo SS. Apostoli, lì ci fermeremo per una pausa. Ci sposteremo senza suonare fino a Campo S. Salvador (perché il passaggio di S. Giovanni Grisostomo è troppo stretto), e da lì ripartiremo verso le Mercerie fino a raggiungere Piazza San Marco, arrivati lì saliremo sul palco per suonare tutti assieme un brano tra quelli scelti.
Come ogni scuola di samba che si rispetti ci saranno due figure principali tra i partecipanti: il direttore dei fiati ed il direttore delle percussioni. Loro si mettono d’accordo sulla scaletta da eseguire e servono da riferimento per gli altri strumentisti. Quest’anno Emiliano Alberti sarà il direttore delle percussioni (nonché organizzatore), e Vito Lorenzoni sarà il direttore per i fiati.
Questi brani si possono ascoltare sul sito Bandcamp di RedFishBlues, clicca sul titolo per ascoltare il brano in streaming.
Vito Lorenzoni è un sassofonista e polistrumentista brasiliano, da qualche anno vive ed insegna in Italia, a Cremona. Suona in diverse band, tra cui Officina Reggae assieme a me, e l’ho scelto come direttore dei fiati per la sua bravura e professionalità, oltre ad essere un amico.
Matteo Secchi ed Emiliano Alberti
Speriamo che anche quest’anno, come gli scorsi, l’atmosfera sia di gioia e di festa, e di riuscire a portare al pubblico del carnevale di Venezia la voglia di partecipare e di divertirsi in spensieratezza!
Il 2025 è stato un grande anno per RedFishBlues, pieno di eventi live e di nuova musica, ma andiamo con ordine.
Già dalla fine del 2024, ho conosciuto un ragazzo di Mantova, Davy Freeman, che, come me, è sempre stato appassionato di musica brasiliana e musica reggae, ha una grande voce (di quelle che appena inizia a cantare, le persone restano ammaliate ad ascoltare), e scrive brani originali con testi profondi e densi di significato.
Con Davy è iniziata subito una bellissima amicizia, ed abbiamo iniziato a suonare in duo, i Freeman Brothers, principalmente all’osteria Can e Gato di Garda (VR), dove siamo stati accolti dal pubblico con grande calore, facendo ballare e cantare sia i turisti che il pubblico locale.
Successivamente, Davy mi ha invitato ad essere il tastierista della Officina Reggae, una band esistente già da diversi anni e che ha registrato diversi brani originali. Così ho conosciuto il resto della crew, un gruppo di ragazzi molto simpatici e molto bravi musicalmente. Manuele il batterista, Lorenzo il bassista, il Cava alle percussioni. Inizialmente c’era anche Agata, la corista, ma poi ha preso altre direzioni.
Con l’officina ci siamo esibiti a Mantova, alla Casa dello Speck (un ristorante che fa ottimi hamburger), e poi c’è stata un’altra novità. Tramite Facebook, Davy ha conosciuto un altro ottimo musicista, Vito Lorenzoni, il quale è nato in Brasile ma vive ed insegna musica in Italia, da pochi anni. Con Vito l’officina si è rafforzata, dato che lui suona il sassofono, il flauto traverso, la melodica e le tastiere. Insomma ha portato un sacco di colori nella nostra tavolozza sonora.
Con Vito, quindi, ci sono stati diversi concerti con entrambi i progetti, abbiamo suonato diverse volte a Garda, ma anche a Mirandola (MO), Sermide (MN), A Venezia, al campo volo di Dosolo (MN). Anche i Freeman Brothers sono diventati prima un trio con Lorenzo al basso, e poi un quartetto con Vito al sassofono.
Inoltre i ragazzi, da diversi anni, hanno costruito un soundsystem e suonano le loro produzioni sotto il nome di Spesso Soundsystem, e mi hanno invitato a suonare in due eventi, ad Halloween in un club Arci di Mantova, e come opening act dell’ Overland Festival di Luzzara (MN), tre giorni di musica, pace e buone vibrazioni sulla riva del Po, un’esperienza indimenticabile.
Adesso, con l’arrivo dell’inverno, ci stiamo preparando con nuove registrazioni al prossimo anno che sarà ricco di novità e di sorprese.
Martedì 12 agosto, all’isola dell’Unione a Chioggia, RedFishBlues era presente assieme ad un sacco di altra bella gente, ad un evento eccezionale. Il concerto di una leggenda vivente, direttamente dalla Jamaica, Burning Spear e la sua band.
Redfishblues orgogliosamente partecipa all’evento anche in forma cartacea, occupando il paginone centrale e il cd allegato a Rastasnob, organizzatore della serata, nel numero dedicato al concerto-evento.
Serata fantastica, con un sound potente ed una musica ipnotica che ha fatto danzare il pubblico per quasi due ore di seguito! Una vera leggenda
Stampato il secondo cd senza cd della RedFishBlues, si tratta di Afro Brasil di Claudio Gucchierato. L’occasione è stato il decimo anniversario della pubblicazione online.
La copertina, opera di Jacopo Campi
Si tratta di un disco di musica Candomblé, una collezione di ritmi di musica sacra perché usati nei terreiros in Brasile durante le cerimonie religiose. Ogni ritmo è legato ad una particolare divinità e viene usato per invocare la stessa, quindi le caratteristiche del ritmo sono le stesse del divino. Nella descrizione del cd nella versione online ci sono tutti i dettagli.
Il retro del cd
L’idea del cd senza cd nasce, come già scritto in un articolo precedente del blog, dalla constatazione che il compact disc sia ormai un supporto obsoleto. Ormai, nel 2025, è il telefono cellulare il supporto più usato per ascoltare la musica, in streaming principalmente. Per questo è sufficiente creare un codice qr che è legato ad un link di una pagina di BandCamp, il sito usato da RedFishBlues e da migliaia di altri utenti nel mondo per pubblicare la propria musica. Su questo sito si possono ascoltare i brani in streaming, scaricare i brani in diversi formati (mp3, wav, flac ecc), ed anche fare una donazione all’artista stesso.
E così, con la copertina nuova ad opera di Jacopo Campi, le illustrazioni originali di Nicola Ciuffo, e l’occasione dei 10 anni dalla prima pubblicazione, si è deciso di passare alla stampa su cartoncino, in 240 copie effettuate in una famosa copisteria di Mestre che ha fatto un ottimo lavoro.
240 copie dell’album
L’altra notizia è che il cd verrà allegato al prossimo numero di Rastasnob, in uscita a breve, con un articolo dedicato, e che volerà in Jamaica grazie ad uno dei tanti viaggi che Steve Giant, il patron della rivista, farà a breve nel paese caraibico. A presto per altre notizie.