Stampato il secondo cd senza cd della RedFishBlues, si tratta di Afro Brasil di Claudio Gucchierato. L’occasione è stato il decimo anniversario della pubblicazione online.
La copertina, opera di Jacopo Campi
Si tratta di un disco di musica Candomblé, una collezione di ritmi di musica sacra perché usati nei terreiros in Brasile durante le cerimonie religiose. Ogni ritmo è legato ad una particolare divinità e viene usato per invocare la stessa, quindi le caratteristiche del ritmo sono le stesse del divino. Nella descrizione del cd nella versione online ci sono tutti i dettagli.
Il retro del cd
L’idea del cd senza cd nasce, come già scritto in un articolo precedente del blog, dalla constatazione che il compact disc sia ormai un supporto obsoleto. Ormai, nel 2025, è il telefono cellulare il supporto più usato per ascoltare la musica, in streaming principalmente. Per questo è sufficiente creare un codice qr che è legato ad un link di una pagina di BandCamp, il sito usato da RedFishBlues e da migliaia di altri utenti nel mondo per pubblicare la propria musica. Su questo sito si possono ascoltare i brani in streaming, scaricare i brani in diversi formati (mp3, wav, flac ecc), ed anche fare una donazione all’artista stesso.
E così, con la copertina nuova ad opera di Jacopo Campi, le illustrazioni originali di Nicola Ciuffo, e l’occasione dei 10 anni dalla prima pubblicazione, si è deciso di passare alla stampa su cartoncino, in 240 copie effettuate in una famosa copisteria di Mestre che ha fatto un ottimo lavoro.
240 copie dell’album
L’altra notizia è che il cd verrà allegato al prossimo numero di Rastasnob, in uscita a breve, con un articolo dedicato, e che volerà in Jamaica grazie ad uno dei tanti viaggi che Steve Giant, il patron della rivista, farà a breve nel paese caraibico. A presto per altre notizie.
RedFishBlues presenta un cantautore di origini mantovane ma con il cuore altrove. Le sue influenze principali sono il roots reggae, il rock, la musica brasiliana e la musica soul.
Il primo frutto di questa collaborazione è un videoclip girato per il brano Rise Up, in uscita venerdì 25 ottobre alle 7:00 am, all’alba.
Davy nella valle dei mulini
RFB: Ciao Davy, in che modo le tue esperienze passate ti hanno portato a scrivere un brano come Rise Up?
DF: Ho vissuto in Brasile per 3 anni qualche tempo fa, nella città di Vitória, sud est della costa. In quei luoghi ho cercato e incontrato diversi musicisti, tra cui una band di roots reggae che era molto interessante perché mescolava la musica in levare con diverse influenze afro-brasiliane, per esempio ritmi come il Congo Capixaba, la Capoeira e il Maracatù. Parallelamente ho fatto una percorso di ricerca spirituale entrando in contatto con le tradizioni religiose afro brasiliane tra cui l’Umbanda ed il Candomblé, le quali sono anche filosofie spirituali che hanno come fondamento il culto delle energie della natura, ossia gli Orixas, e il loro rapporto con l’uomo.
Davy Freeman
RFB: domani esce il brano Rise Up su Spotify e su tutte le maggiori piattaforme, ma c’è anche l’uscita del videoclip che abbiamo girato insieme. Raccontaci qualcosa al riguardo.
DV: ho scelto un luogo che esprime l’essenza stessa del testo che ho scritto. Ovvero un sentiero nel bosco lungo il torrente che solca la valle dei mulini a Costermano del Garda. Qui si manifestano tutti gli elementi spirituali della natura, ed è in questo luogo di purificazione e nutrimento che ho scelto di ambientare il videoclip.
RFB: cosa pensi di fare in futuro?
DV: in passato ho sempre fatto parte di complessi musicali, tra cui Officina Reggae, una band che continua ad esistere e suonare, ma ho preso la decisione di intraprendere un percorso da solista ed incidere i miei brani in collaborazione con vari produttori tra cui Mr Woodwicker, Musou Sound e RedFishBlues. Presto usciranno nuovi brani.
Dopo il ritrovamento delle tracce perdute a ridosso del carnevale passato, Redfishblues è riuscito a finire la realizzazione del disco della Banda da rio, promuovere un paio di artisti in collaborazione con RastaSnob e i pantoni di Jacopo Campi, per arrivare un anno dopo, giusto in tempo per il carnevale 2024 con il paginone centrale della rivista che da più di 30 anni si dedica alla cultura rasta in Italia, e che ha deciso di aprirci le porte.
Bellissima la doppia copertina della rivista, con due donne che stanno facendo grandi cose nell’ambito della scena reggae italiana e internazionale: Mad Elaine e Dj Nina Kipiani.
Il paginone centrale
Come al solito Jacopo Campi ha dato il meglio di sé ed ha firmato il fumetto che accompagna il nostro articolo, con i due protagonisti, Pistacchio e Gedeone, che assistono increduli al passaggio della Bandada rio per le calli di Venezia, cosa che puntualmente è accaduta l’ultima domenica di carnevale, con una sfilata organizzata con amici, con il solo scopo di portare un po’ di allegria e dimostrare che il carnevale può essere fatto ed organizzato dalla gente comune, e non solo dalle istituzioni o da chi ha tanti soldi in mano da gestire.
Mi auguro che piano piano si riesca ad invertire questa tendenza, e che sempre più persone capiscano che, come nella vita, bisogna essere protagonisti e non semplici spettatori, e il carnevale insegna proprio questo.
Il 2024 è appena iniziato e porta già una bellissima notizia: la Banda da rio porterà un po’ di allegria per le calli a Venezia. Quest’anno ci ritroveremo assieme a molti altri amici per un raduno di allegria e spensieratezza, l’ultima domenica di carnevale.
La base della Banda da rio: sax, rullante, 2 surdo
La sfilata di carnevale è detta “dal basso” proprio in contrasto con il carnevale istituzionalizzato, organizzato dall’alto ed imposto ad un pubblico inerme, ormai abituato ad essere spettatore passivo e non più protagonista.
Gente, trampolieri, musicisti, carnevale!
Ci vediamo a Venezia quindi, ognuno con la propria maschera e la voglia di divertirsi. Quest’anno sembra essere un anno speciale, tanto che tantissimi amici e conoscenti hanno accettato subito l’invito a partecipare, ed il tutto verrà documentato da venessia.com
Esce oggi su YouTube il primo videoclip della Banda da rio
Il videoclip
Tutto inizia con il casuale ritrovamento, tra gli archivi della RedFishBlues, di un cd-rom con la semplice scritta Bdr ed una scaletta di 9 brani. Facendo una veloce ricerca nella memoria, queste registrazioni risultano risalire all’anno 2003, un periodo in cui i membri dell’epoca (Emi, Bebo, Enrico e Alvise) dopo anni di intensa attività dal vivo per strada, decisero di registrare dei brani per farne una demo. All’epoca, essendo solo in quattro, decidemmo di registrare insieme i nostri strumenti per poi aggiungere quelli mancanti in un secondo momento. Cosa che non avvenne e le registrazioni e il Cd-rom caddero nell‘oblio.
Oggi, dopo 20 anni, felice di questo ritrovamento, ho deciso di completare le registrazioni con gli strumenti mancanti e di pubblicare il tutto su bandcamp e YouTube.
Il brano scelto per l’apertura è “La guerra di Piero” del sommo Fabrizio De Andrè, un brano contro la guerra. Guerra che, ancora oggi, si presenta sia alle nostre porte che in moltissime parti del mondo. Guerra che è semplicemente vista come una delle tante industrie, a discapito di chi è nato con il passaporto sbagliato.
La copertina, opera di Jacopo Campi
Per questo motivo, mentre si festeggiava un altro dei peggiori Carnevale di Venezia degli ultimi anni, decisi di chiedere a Jacopo Campi di disegnare una tavola che esprimesse questo disagio. Il risultato è questo, una copertina divisa in due parti: una superiore allegra e spensierata, e la parte inferiore buia e tetra.
Non resta che ascoltare il cd della Banda, quando uscirà su BandCamp, appena saranno finite le ultime registrazioni e gli ultimi dettagli.
Torniamo con la nostra serie di interviste, oggi abbiamo il piacere di parlare con Vanderlei Da Silva, un gigante buono di Itabuna, Salvador De Bahia. Insieme abbiamo registrato Valente Criolo Bamba, un disco di cinque brani di musica Capoeira, di cui tre Regional: CrioloBamba, AdeusMeuMano e NegroQueTemDende, e due Ladainha, CidadeConhecida e MestreGigante.
Quest’ultimo è l’unico brano che non è stato composto da Vanderlei, ma si tratta di una cover alla quale si sente legato, inoltre si tratta di un brano famoso, composto da Mestre Suassuna molti anni fa e cantato nelle rodas di tutto il mondo.
il disco
RFB: Ciao Vander, abbiamo registrato un disco di cinque canzoni di capoeira tradizionale scritte da te. In questo disco che ritmi ci sono?
VDS: Ci sono tre brani regional e due ladainha. La ladainha è un tipo di canzone e un ritmo di musica che viene cantato per il bisogno di raccontare un fatto accaduto, una storia vissuta, una persona che lascia questo mondo per l’altro per esempio. È una melodia che esprime un profondo lamento, che si dedica a quella persona o fatto.
Questa Ladainha (Mestre Gigante) non è mia, ma è una musica con cui mi identifico molto perché mi ricorda la storia di un capoeirista, un uomo guerriero, coraggioso
RFB: Un maestro speciale?
VDS: Speciale per alcuni, per altri no, come dice il proverbio: “Neanche Dio può accontentare tutti”. È speciale per quelle persone che si identificano con la sua musica, e per me è speciale perché mi piace.
Registrando a casa di Claudio
La musica Capoeira sempre trasmette un messaggio, è sufficiente che il capoeirista abbia le antenne. Il messaggio della ladainha è più emotivo, e quando hai un peso dentro di te, lei fa in modo che tu ti possa sentire connesso con quel fatto accaduto, lei te lo fa rivivere.
RFB: E le altre tre?
VDS: Le altre tre sono musiche che ho composto io, in stile regional. Anche loro sono molto ragionate, perché tutte le canzoni di questo disco esprimono una situazione interna alla capoeira, trasmettono un messaggio positivo per un nostro fratello capoeirista.
Per esempio Criolo Bamba, quando c’è quella parte dove dico:
“Nel mondo della capoeira, ognuno ha il suo valore, senza che ci sia discriminazione, dimostrando il proprio splendore. Lo dicevano i grandi maestri, che la vita è passeggera, bisogna seminare l’umiltà perché nasca un buon capoeirista, Criolo Bamba”
Voglio dire che non c’è bisogno di essere il migliore di tutti: si può essere un buon musicista, un buon cantor, un buon jogador, ma se ci si sente un capoeirista, allora si avrà il proprio spazio nel mondo della Capoeira, perché si sta contribuendo in qualche modo. Ognuno ha il suo ruolo. Quando canto questa parte:
“Senza esserci discriminazione“
si riferisce al fatto che una persona appena entrata nel mondo della Capoeira, non deve essere annullata o messa in disparte da chi ha già più esperienza. Nessuno nasce già sapendo, si impara col tempo, uno con l’altro, nessuno sa tutto della vita, la vita è un’ infinità di apprendimento.
RFB: La Capoeira conosce bene la discriminazione…
VDS: La discriminazione è sempre esistita. Lo scopo di questa musica è di mettere in allerta chiunque abbia questo tipo di ideologia di non farlo, di non umiliare chi sta loro attorno. Il fatto che io, per esempio, non sappia jogar bene, cantare bene, o suonare bene, ma magari so come battere le mani, so come aiutarti ad organizzare, io so essere lì presente quando hai bisogno di me, e quindi anch’io so qualcosa. Purtroppo succede che molti non te lo dicono, ma si comportano come se tu non valessi niente e comportarsi così non esiste! Per questo dico:
“Nel mondo della Capoeira ognuno ha il suo valoresenza esserci discriminazione dimostrando il proprio splendore“.
Infine concludo dicendo che i grandi e i buoni maestri, l’hanno sempre detto: tutto nel mondo è passeggero, lascerai tutto lì, è bene seminare umiltà per far nascere un buon capoeirista, una buona persona nel proprio cuore.
“Lo dicevano i grandi maestri, che la vita è passeggera, bisogna seminare l’umiltà perché nasca un buon capoeirista, Criolo Bamba.”
RFB : E quindi cosa vorresti fare adesso con la musica che stiamo registrando?
VDS: Sinceramente, io non ho nessuna pretesa di diventare famoso, fare soldi. Io vorrei che le canzoni rimanessero esposte perché qualunque capoeirista analizzasse quanto è scritto lì, ciò che viene detto. Sicuramente potrebbe aiutare molte persone a sviluppare qualcosa nella mente. Vorrei che le canzoni del disco restassero lì piantate come un seme, per chi le volesse ascoltare, per chi volesse recepire il messaggio che sto inviando. Mi piacerebbe che la musica potesse aiutare le persone con una mente afflitta a cambiare e migliorare.
L’intervista integrale con sottotitoli in italiano
Ringraziamo quindi Vanderlei per questa chiacchierata, e vi invitiamo ad ascoltare l’intervista integrale e il disco completo sul nostro canale Youtube.
In occasione dell’uscita del nuovo singolo dei Freve da Samba, ecco a voi una intervista di approfondimento a Daniele Galletta ricca di aneddoti e curiosità. Al seguente link si può scaricare l’mp3, l’immagine di copertina, il testo e i credits: bit.ly/2CkGuvm
RFB:I Freve da Samba sono tra gli ormai pochissimi gruppi che propone testi in veneziano. Raccontaci un po’ di più. DANIELE: Il progetto Freve da Samba fonde, principalmente, la cultura musicale brasiliana a quella veneziana. Non è un progetto nato per caso, bensì è il risultato di un lungo e continuo lavoro di ricerca, studio ed approfondimento. Il repertorio è composto da brani originali ma il nuovo singolo è un riarrangiamento nel nostro stile di una canzone tradizionale veneziana.
Il singolo
RFB: Perché la scelta questa volta è ricaduta proprio su questa canzone? DANIELE: Scelta dettata dall’amore che abbiamo per la nostra città. Dopo 15 anni di attività ci sembrava doveroso dedicarle un pensiero. È un omaggio a Venezia ed al lavoro del pescatore che purtroppo sta scomparendo velocemente.
RFB:Come siete venuti a conoscenza del brano? DANIELE: Ho conosciuto questa canzone molti anni fa, grazie a Stefano Scutari.
Scutari è un musicista veneziano che ha svolto una grande operazione di ricerca sulla canzone lagunare. Nel 2000 ha registrato quattro cd antologici dal titolo “Storia della canzone veneziana dal 1400 ai giorni nostri”. Un documento storico a tutela del patrimonio culturale veneziano, prodotto con la Regione del Veneto e Ateneo Veneto. Questo progetto mi ha conquistato ed è cominciata una collaborazione con lui. Insieme abbiamo registrato due album di canzoni veneziane: “Navigar in Laguna – ballate e barcarole” e “Note in Canal”, entrambi nel 2005. Inoltre abbiamo fatto numerosi concerti, presentando questo repertorio tradizionale anche all’estero. Fra le tante canzoni veneziane popolari “I anguelanti” toccò qualche corda particolare e ciò mi spinse a proporla anche al gruppo Freve da Samba per inserirla nel repertorio. La nostra idea è quella di rendere attuale qualcosa di antico per farlo conoscere alle nuove generazioni.
RFB:Data la tua profonda conoscenza sulla canzone legata alla tradizione veneziana, puoi svelarci qualche curiosità in più a proposito di questa composizione? DANIELE: “I anguelanti” è un canto di lavoro legato alla pesca e fa parte di una serie di canti che si tramandavano oralmente nel territorio lagunare . Attualmente conosciuto come “Tiorte i remi e voga”, il brano è stato riscoperto grazie al lavoro di ricerca fatto a Venezia e dintorni da un gruppo di amici musicisti che, negli anni ’60, hanno raccolto su nastro le vecchie melodie che gli anziani ancora ricordavano. Di questo gruppo facevano parte Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli, fondatori del “Canzoniere Popolare Veneto”. I primi appunti sulla melodia di questo canto sono stati raccolti a Chioggia da Mario Isnenghi e Gualtiero Bertelli e la prima registrazione si trova sul disco “Addio Venezia Addio” (1968) col nome “Canto di pesca”.