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Continua a bruzar e no se pol più fermar

Maggio 2026, elezioni comunali. Per la terza volta di seguito le elezioni comunali vengono vinte dalla stessa coalizione di centro destra.

Esce in questa occasione una versione dub di Bruza, brano scritto in collaborazione con Dreghe, cantante veneziano molto attento alle tematiche della sua città. Purtroppo il testo malinconico della canzone si è rivelato profetico, perché pur avendo sperato in un cambio di rotta, la città continua a bruciare sotto il peso degli interessi economici e politici di chi tratta la cosa pubblica come se fosse sua.

Per il terzo anno consecutivo, Venezia non è più in grado di scegliere il proprio candidato sindaco, ed è costretta ad ammettere la propria sconfitta. Le ragioni di questa debacle sono molte ma sono tutte legate ad un fatto sostanziale: il centro storico e la terraferma sono in continuo contrasto. È una frattura storica, demografica e sociale che l’opposizione non è mai riuscita a sanare.

Mentre il centro storico insulare continua a spopolarsi, trasformandosi progressivamente in una vetrina per il turismo di massa, la terraferma (Mestre, Marghera, Favaro, Carpenedo) cresce e concentra la stragrande maggioranza della popolazione residente ed elettorale.

Il centro-destra ha saputo interpretare e capitalizzare i bisogni e i risentimenti di questa maggioranza di terraferma — legati alla sicurezza, alla gestione dei servizi quotidiani, alle infrastrutture e alla stabilità economica — mentre il centro-sinistra e le forze civiche sono rimasti spesso intrappolati in una narrazione “venezia-centrica”, nostalgica o legata a dinamiche che i residenti di Mestre percepiscono come lontane dalla loro realtà.

Senza una visione unitaria che sappia parlare contemporaneamente al residente di Cannaregio e a quello di Zelarino, la terraferma continuerà a decidere i destini di tutta Venezia, lasciando la città storica minoranza politica ed elettorale a casa propria.

La bassissima affluenza registrata in questa tornata elettorale a Venezia — con il dato definitivo che si è fermato a un preoccupante 55,90% (registrando un calo di oltre 6 punti percentuali rispetto alle precedenti comunali) — non è solo un numero. È il sintomo di una ferita profonda nel rapporto tra la cittadinanza e la gestione della cosa pubblica.

Quando quasi un cittadino su due decide di non andare a votare, si creano problemi sostanziali che minano la stabilità e la natura stessa della democrazia locale.

Il sindaco eletto e la sua maggioranza governeranno l’intero territorio comunale, ma di fatto esprimono la volontà di una frazione ridotta della popolazione totale. Il neo sindaco ha vinto al primo turno con il 51,03% dei voti, ma se calcoliamo quella percentuale sul totale degli aventi diritto (201.713 elettori) e non solo sui votanti reali (112.767), scopriamo che il nuovo primo cittadino è stato scelto da circa il 28% dei veneziani. Questo forte scollamento rischia di indebolire l’autorità della giunta quando si tratterà di prendere decisioni impopolari o strutturali.

Nel centro storico e nelle isole la flessione dell’affluenza riflette un senso di impotenza. Molti residenti della Venezia insulare percepiscono il proprio voto come ininfluente, schiacciato dal peso demografico ed elettorale della terraferma.

Con un’affluenza così bassa, il peso dei voti d’opinione (quelli dei cittadini che scelgono attivamente sulla base di programmi o visioni future) crolla drasticamente. A fare la differenza diventano i “blocchi di consenso” consolidati, le clientele strutturate, le macchine organizzative dei partiti e i portatori di interessi specifici (come il comparto legato alla monocultura turistica o le grandi categorie economiche). Chi ha una solida base organizzativa vince facile, mentre le forze fresche, civiche o alternative non riescono a mobilitare quella massa critica necessaria per ribaltare i pronostici.

I dati parziali sull’astensionismo raccontano una fuga generalizzata dalle urne che colpisce soprattutto i giovani e i lavoratori della terraferma, stritolati tra l’aumento del costo della vita e la precarietà. Se la politica smette di essere vista come uno strumento utile a cambiare la quotidianità (casa, trasporti, sanità locale), la rinuncia al voto diventa strutturale. Il rischio reale è che Venezia si trovi a essere amministrata da una classe dirigente isolata, che risponde a un elettorato sempre più anziano e arroccato, mentre le forze vive e produttive della città scelgono l’esilio o il disimpegno totale.

L’analisi dei dati sulla popolazione straniera residente a Venezia fotografa, forse meglio di qualsiasi altra statistica, la spaccatura profonda tra l’acqua e la terraferma, oltre a spiegare molte delle dinamiche economiche e sociali che hanno influenzato l’ultimo voto.

Al 31 dicembre 2025, i cittadini stranieri residenti nel Comune di Venezia sono 43.255, pari a circa il 17,2% dell’intera popolazione comunale (251.294 abitanti). Si tratta di una percentuale molto superiore alla media nazionale (che si attesta intorno all’8,5-9%).

La composizione delle comunità straniere riflette fedelmente i due motori economici del comune: la monocultura turistica da una parte e il settore industriale/manifatturiero dall’altra.

La comunità Bengalese: È la nazionalità più numerosa nel comune. Questa comunità costituisce la spina dorsale dei servizi legati al turismo (ristorazione, alberghi, portierato, vendita di souvenir) nel centro storico, ma risiede prevalentemente in terraferma, muovendosi quotidianamente come forza pendolare. È fortemente impiegata anche nella cantieristica navale (Fincantieri a Marghera) attraverso il sistema degli appalti e subappalti.

Le altre nazionalità storiche: Seguono a ruota le comunità dell’Est Europa (soprattutto Romania e Ucraina, con una forte prevalenza femminile impiegata nel settore dei servizi alla persona e della cura), la comunità cinese (molto radicata nel commercio e nelle attività imprenditoriali a Mestre) e quella marocchina.

Il paradosso della cittadinanza: I 43.255 cittadini stranieri, pur pagando le tasse e vivendo quotidianamente la città, non hanno diritto di voto nelle elezioni comunali (a meno che non abbiano ottenuto la cittadinanza italiana).

Questo fattore genera conseguenze politiche immediate:

Spostamento del dibattito verso destra: La forte concentrazione di residenti stranieri in alcuni quartieri di Mestre (spesso associata a problemi di sicurezza percepita o reale, come lo spaccio e il degrado nelle aree della stazione) è stata uno dei temi centrali della coalizione di centro-destra guidata da Simone Venturini. Intercettare il malessere della popolazione italiana residente in quelle vie, che si sente “minoranza in casa propria”, ha garantito un forte bacino di voti alla maggioranza uscente.

Una fetta di città senza voce: Poiché una percentuale altissima della popolazione reale di Mestre non può votare, la politica locale tende a ignorare i bisogni specifici di integrazione, mediazione culturale e casa di queste comunità, concentrandosi solo sulle risposte di tipo securitario richieste dall’elettorato votante (italiano e mediamente più anziano).

Testo scritto con l’aiuto di Gemini per i dati presi dal web

    Officina Reggae Live al Save The Bobby

    Venerdì 24 Aprile ci siamo esibiti a Viadana (MN) in occasione di Save The Bobby. Ma cosa è esattamente?

    Il Save the Bobby è una storica manifestazione benefica che si tiene a Viadana (in provincia di Mantova), nata per ricordare due amici scomparsi prematuramente, Roberto “Bobby” Gozzi e Gianluigi “Nino” Baroni.
    L’evento si svolge tipicamente intorno al 24 e 25 aprile e negli ultimi anni è tornato nella sua sede storica, l’Arena Spettacoli di via al Ponte.

    Viene spesso definito come un “motoraduno alternativo”. Sebbene il cuore pulsante sia il mondo delle due ruote (con il consueto “Partynmoto” o giromoto tra le terre dell’Oglio Po), l’evento è aperto a tutti: famiglie, giovani e associazioni.
    Sul palco si alternano band rock, gruppi gipsy, reggae e DJ set (storica la presenza dei Roar Sound System).
    Stand con cucina tipica locale, grigliate, gnocco fritto e, nelle edizioni più recenti, anche opzioni vegane e vegetariane.
    Laboratori creativi e intrattenimento per i più piccoli.
    Stand di numerose associazioni di volontariato locali che presentano i propri progetti.
    Il “Save the Bobby” non è un semplice festival, ma una raccolta fondi. Dalla sua nascita nel 2007 a oggi, l’associazione no-profit ha donato oltre 230.000 euro a enti e realtà del territorio che si occupano di assistenza, cura delle persone e disabilità (come il progetto Stelle sulla Terra per bambini con autismo).

    È una grande festa comunitaria che trasforma il ricordo di una perdita in un’occasione di vita e aiuto concreto per il territorio di Mantova e della vicina zona di Reggio Emilia.

      Noi siamo saliti sul palco per primi, abbiamo inaugurato la festa. Eravamo carichi ed emozionati, ed abbiamo suonato la nostra scaletta tutta d’un fiato.

      Il sound che avevamo è stato qualcosa di eccezionale. Avevamo infatti ben due impianti collegati a nostra disposizione: il service di Container Studios collegato direttamente al Roar Soundsystem una bomba di bassi e decibel!!

      Una emozione unica, presto altri aggiornamenti dei prossimi concerti

      Resoconto Carnevale 2026

      Sembrava dovesse essere un disastro a causa del maltempo, e invece è stato un successo!!!

      La mattina di Sabato 14, il clima era dei più grigi, la pioggia era stata annunciata già da giorni e noi non sapevamo cosa sarebbe successo della nostra festa. Scambio frenetico di messaggi in chat e telefonate, ma la certezza era che noi non ci saremo fermati, la sfilata non è stata annullata, e chi se la sentiva poteva venire comunque a festeggiare sotto la pioggia.

      Poi succede il miracolo: mi giunge un video da Matteo in cui si vedono i Combo Chinotto carichi come delle molle che si preparano vestendo cerate, poncho, scaldano i tamburi e la gente lì intorno. Incuranti della pioggia e pieni di entusiasmo per quello che stava per succedere: sfilata per Venezia e gran finale sul palco più prestigioso del Carnevale di Venezia: il palco di Piazza San Marco!

      Così, all’ora stabilita, dopo un breve riscaldamento in campo, siamo partiti per la nostra avventura! La Strada Nova è sempre molto bella da percorrere con i tamburi, è abbastanza ampia da permettere il passaggio senza intralciare, c’è sempre molta gente che è appena arrivata dalla stazione e si dirige verso il centro della città. Dopo un paio di ponti, ci siamo fermati un attimo ed abbiamo sentito dietro di noi altri tamburi suonare: erano Las Magogas che erano riusciti anche loro ad arrivare e partecipare all’ultimo momento e ci hanno raggiunto!

      Così, con due Blocos superstiti, siamo riusciti ad arrivare in campo SS Apostoli! Altra esibizione tutti insieme, e la pioggia, dopo un breve momento in cui sembrava essere più forte, alla fine ha deciso di smettere e di lasciarci liberi di festeggiare. Dopo una breve pausa per ricaricarci, ci siamo spostati in campo S. Bortolo e da lì siamo ripartiti lungo le Mercerie di San Salvador, questa volta, rispetto alla Strada Nova, un po’ più strette e più cariche di gente che si apriva in due ali per permetterci il passaggio e l’entrata trionfale in Piazza!

      E pensare che lo stesso giorno, in Piazza, erano previsti altri concerti prima di noi, tutti annullati a causa del maltempo. Tutti tranne il nostro, unico evento del giorno. Dopo aver attraversato la piazza, abbiamo percorso la rampa d’accesso al palco, e il presentatore del Carnevale, assieme ai saltimbanchi ci hanno accolto a braccia aperte, e ci siamo esibiti tutti insieme davanti ad una piazza piena nonostante la giornata non delle migliori. Un’emozione indescrivibile!

      La piazza piena di gente e la nostra espressione di meraviglia!

      Finita la festa, quando ormai era già buio, c’è stata un’ulteriore sorpresa. Anche i Disco Zenith Laguna, nonostante le difficoltà e le incertezze, sono riusciti a raggiungerci. Hanno percorso anche loro la Strada Nova, in leggero ritardo, forse perdendosi nel percorso, ma alla fine ce l’hanno fatta! Sono arrivati in piazza ed hanno trovato i Combo Chinotto che avevano preso possesso della piazza, circondati dal pubblico in festa, e tra i fiati dei Zenith e le percussioni dei Chinotto è nata una super jam che ha incantato il pubblico!

      Rinnovo i ringraziamenti a tutti i partecipanti: a Venessia.com per l’aiuto ad organizzare questa festa, ai Combo Chinotto per l’energia trasmessa che ha coinvolto il pubblico e gli altri partecipanti, a Las Magogas che anche loro nonostante le difficoltà hanno portato entusiasmo ed un corpo di ballo fenomenale, ai Disco Zenith Laguna che hanno animato la festa con il favore delle tenebre e che mi ha ricordato i vecchi carnevali dell’epoca d’oro.

      E la Banda da rio? che fine ha fatto? eravamo pochi ma boni, ci eravamo preparati in sala, ma… diciamo che l’anno prossimo andrà meglio

      Pochi ma boni

      Officina Reggae – Freeman Brothers – Spesso Soundsystem

      Il 2025 è stato un grande anno per RedFishBlues, pieno di eventi live e di nuova musica, ma andiamo con ordine.

      Già dalla fine del 2024, ho conosciuto un ragazzo di Mantova, Davy Freeman, che, come me, è sempre stato appassionato di musica brasiliana e musica reggae, ha una grande voce (di quelle che appena inizia a cantare, le persone restano ammaliate ad ascoltare), e scrive brani originali con testi profondi e densi di significato.

      Con Davy è iniziata subito una bellissima amicizia, ed abbiamo iniziato a suonare in duo, i Freeman Brothers, principalmente all’osteria Can e Gato di Garda (VR), dove siamo stati accolti dal pubblico con grande calore, facendo ballare e cantare sia i turisti che il pubblico locale.

      Successivamente, Davy mi ha invitato ad essere il tastierista della Officina Reggae, una band esistente già da diversi anni e che ha registrato diversi brani originali. Così ho conosciuto il resto della crew, un gruppo di ragazzi molto simpatici e molto bravi musicalmente. Manuele il batterista, Lorenzo il bassista, il Cava alle percussioni. Inizialmente c’era anche Agata, la corista, ma poi ha preso altre direzioni.

      Con l’officina ci siamo esibiti a Mantova, alla Casa dello Speck (un ristorante che fa ottimi hamburger), e poi c’è stata un’altra novità. Tramite Facebook, Davy ha conosciuto un altro ottimo musicista, Vito Lorenzoni, il quale è nato in Brasile ma vive ed insegna musica in Italia, da pochi anni. Con Vito l’officina si è rafforzata, dato che lui suona il sassofono, il flauto traverso, la melodica e le tastiere. Insomma ha portato un sacco di colori nella nostra tavolozza sonora.

      Con Vito, quindi, ci sono stati diversi concerti con entrambi i progetti, abbiamo suonato diverse volte a Garda, ma anche a Mirandola (MO), Sermide (MN), A Venezia, al campo volo di Dosolo (MN). Anche i Freeman Brothers sono diventati prima un trio con Lorenzo al basso, e poi un quartetto con Vito al sassofono.

      Inoltre i ragazzi, da diversi anni, hanno costruito un soundsystem e suonano le loro produzioni sotto il nome di Spesso Soundsystem, e mi hanno invitato a suonare in due eventi, ad Halloween in un club Arci di Mantova, e come opening act dell’ Overland Festival di Luzzara (MN), tre giorni di musica, pace e buone vibrazioni sulla riva del Po, un’esperienza indimenticabile.

      Adesso, con l’arrivo dell’inverno, ci stiamo preparando con nuove registrazioni al prossimo anno che sarà ricco di novità e di sorprese.

      Burning Spear a Chioggia

      Martedì 12 agosto, all’isola dell’Unione a Chioggia, RedFishBlues era presente assieme ad un sacco di altra bella gente, ad un evento eccezionale. Il concerto di una leggenda vivente, direttamente dalla Jamaica, Burning Spear e la sua band.

      Redfishblues orgogliosamente partecipa all’evento anche in forma cartacea, occupando il paginone centrale e il cd allegato a Rastasnob, organizzatore della serata, nel numero dedicato al concerto-evento.

      Serata fantastica, con un sound potente ed una musica ipnotica che ha fatto danzare il pubblico per quasi due ore di seguito! Una vera leggenda

      Secondo cd senza cd – Afro Brasil

      Stampato il secondo cd senza cd della RedFishBlues, si tratta di Afro Brasil di Claudio Gucchierato. L’occasione è stato il decimo anniversario della pubblicazione online.

      La copertina, opera di Jacopo Campi

      Si tratta di un disco di musica Candomblé, una collezione di ritmi di musica sacra perché usati nei terreiros in Brasile durante le cerimonie religiose. Ogni ritmo è legato ad una particolare divinità e viene usato per invocare la stessa, quindi le caratteristiche del ritmo sono le stesse del divino. Nella descrizione del cd nella versione online ci sono tutti i dettagli.

      Il retro del cd

      L’idea del cd senza cd nasce, come già scritto in un articolo precedente del blog, dalla constatazione che il compact disc sia ormai un supporto obsoleto. Ormai, nel 2025, è il telefono cellulare il supporto più usato per ascoltare la musica, in streaming principalmente. Per questo è sufficiente creare un codice qr che è legato ad un link di una pagina di BandCamp, il sito usato da RedFishBlues e da migliaia di altri utenti nel mondo per pubblicare la propria musica. Su questo sito si possono ascoltare i brani in streaming, scaricare i brani in diversi formati (mp3, wav, flac ecc), ed anche fare una donazione all’artista stesso.

      https://redfishblues.bandcamp.com/album/afro-brasil

      E così, con la copertina nuova ad opera di Jacopo Campi, le illustrazioni originali di Nicola Ciuffo, e l’occasione dei 10 anni dalla prima pubblicazione, si è deciso di passare alla stampa su cartoncino, in 240 copie effettuate in una famosa copisteria di Mestre che ha fatto un ottimo lavoro.

      240 copie dell’album

      L’altra notizia è che il cd verrà allegato al prossimo numero di Rastasnob, in uscita a breve, con un articolo dedicato, e che volerà in Jamaica grazie ad uno dei tanti viaggi che Steve Giant, il patron della rivista, farà a breve nel paese caraibico. A presto per altre notizie.

      Axé

      Intervista a Radio Base Venezia

      Lunedì 9 giugno, alle 10 di mattina è andata in onda su Radio Base Venezia l’intervista a RedFishBlues. In 10 minuti ho spiegato come è nata l’etichetta, l’origine del nome, e ho parlato della Banda da rio e il carnevale.

      Grazie a Steve Giant per avermi invitato, è stata un’esperienza emozionante, e sicuramente ci saranno altre occasioni per andare in radio a presentare progetti futuri.

      Remo Van Dobro Y los Borrachos de Cumbia- live

      Remo Van Dobro è un amico ed un bravissimo chitarrista. Appena ho saputo che si sarebbe esibito in un concerto di cumbia al Bacaro Da Oxy, gli ho subito proposto di registrare l’esibizione, sia audio che video. La speranza era che ci fosse abbastanza materiale da poterne ricavare un disco da poter pubblicare poi su Bandcamp.

      Naturalmente, data la qualità dei musicisti, il concerto è andato benissimo, ed anche la qualità dell’audio è ottima. Ho già masterizzato la parte musicale e preparato il montaggio del materiale video.

      Adesso dobbiamo ascoltare bene tutto il concerto in modo da poter selezionare le parti migliori, preparare la copertina ed i crediti, stampare i cd senza cd e pubblicare il disco finito su bandcamp. Grazie alla band per avermi dato la possibilità di fare un’esperienza con loro, ed il Bacaro Da Oxy per l’ospitalità e la simpatia.

      Resoconto Carnevale 2025

      Anche quest’anno Redfishblues è riuscito nell’intento di organizzare una sfilata di Carnevale, quest’anno la Banda da rio è stata affiancata da una moltitudine di musicisti giovani che già da anni animano le serate veneziane, I Disco Zenith Laguna.

      E come l’anno scorso, con l’aiuto di Matteo Secchi per l’organizzazione della parte burocratica, siamo partiti da campo S. Geremia ed abbiamo fatto un altro giro enorme. Tutta la Strada Nova, poi da SS Apostoli abbiamo tagliato e siamo finiti in Campo SS Giovanni e Paolo, poi abbiamo tagliato di nuovo e ci siamo trovati a S Maria Formosa. Lì ci siamo fermati un po’, ed abbiamo proseguito per Ruga Giuffa, poi verso I greci e siamo sbucati alla chiesa della Pietà.

      Da lì abbiamo proseguito lungo tutta la riva degli Schiavoni, e alla fine siamo entrati in Via Garibaldi e l’abbiamo percorsa tutta fino alla fine. Arrivati lì alcuni si sono sentiti soddisfatti, altri, ovviamente, non ne avevano abbastanza ed hanno continuato la festa per tutta la sera.

      Quest’anno ci sono state le prove presso il Caostudio di Cannaregio, alla Misericordia, e c’è anche stato un po’ di nervosismo perché molti non sapevano cosa li avrebbe aspettati, se accoglienza o resistenza da parte delle autorità e dei cittadini. Inutile dire, dopo anni di esperienza, che l’accoglienza ha stravinto e tutti sono stati felici.

      Il progetto per i prossimi anni è di creare una Scuola Di Samba a Venezia, a partire dai ritmi e le melodie della Banda da rio (brani che sono stati rodati per anni per le calli di Venezia), con l’apporto di nuove idee e nuovi musicisti come i Disco Zenith Laguna. Un appuntamento mensile per provare i brani e i costumi per due grandi eventi durante l’anno: il Carnevale di Venezia (questa volta facendo parte del programma ufficiale) e del Venice Summer Carnival. Ma è ancora presto per parlarne…

      Session di registrazione Pangea al vaporetto dell’immaginario

      Primo impegno della RedFishBlues del 2025, una sessione di registrazione per un album di Pangea, gruppo pugliese ospite per una decina di giorni in residenza artistica presso il Vaporetto dell’immaginario.

      Chi sono i Pangea?

      Pangea

      I Pangea sono un gruppo fluido nato nel 2022 che sperimenta sfumature mediterranee con jazz ed una buona dose di hip hop. Voci, chitarra, tastiera, basso e batteria, tromba e clarinetto, armoniche e tamburi si uniscono in danza per questo rituale.

      Domenica 12 gennaio c’è stato il concerto di restituzione della residenza artistica che è stato registrato da RedFishBlues e documentato con dei video, mentre il martedì pomeriggio e il mercoledì mattina ci sono state le sessioni di registrazioni dell’ep. Quattro brani originali, tra afrobeat, pizzica, sonorità sognanti e sperimentali.

      Il vaporetto dell’immaginario invece è un ex battello di linea di 26 metri di lunghezza, costruito nel 1916 ed in servizio fino al 1986 come vaporetto di linea dell’ACTV, l’azienda di trasporto pubblico veneziana. Dal 2019, grazie all’armatore Lorenzo Parretti, si è trasformato in un luogo dove la creatività, l’arte e l’innovazione si incontrano. Un luogo dove i giovani possano esprimersi, mettersi in gioco e partecipare a una vibrante attività culturale.

      Il vaporetto non dimostra di avere più di 100 anni

      Inoltre è in corso il crowdfunding “Adotta un vaporetto!” Che mira a restaurare e preservare questo bellissimo battello: particolarmente la parte immersa dello scafo, la cabina di guida e gli interni.

      Adesso che le tracce sono state incise, sarà il turno dei tecnici del suono che verranno scelti dai ragazzi stessi per il mixaggio e il mastering delle tracce, presto ascolteremo il risultato finale!