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Bruza è su Bandcamp

Oggi giorno di elezioni in molte regioni d’Italia!
Anche Venezia deve scegliere tra il sindaco uscente e le nuove proposte. La nostra sensazione è che chiunque vinca le elezioni e decida di continuare a mantenere Venezia in modalità usa e getta e con una mentalità da allevamento intensivo, ci porterà verso un destino pessimo, e sappiamo benissimo già in partenza quale sarà: turismo caotico e di massa, speculazioni finanziarie e numero di residenti in crollo verticale.

La speranza di sbagliare questa previsione è molto sottile ma c’è.

Bruza in veneziano significa brucia.
Un fuoco nemico che brucia ciò che è prezioso e magico, senza sconti e senza ritegno, brucia il numero di residenti, brucia il numero dei bambini che gioca in campo, bruciano gli appartamenti della regione sfitti ed abbandonati, gli edifici pubblici trasformati in hotel, brucia l’anima di una città.
Una città in mano al denaro in balia di poteri e corporazioni che non tengono conto della sua delicatezza e fragilità.

BIO Dreghe:

Il cantante Dreghe, si forma come MC reggae nella scena fiorentina con il Maggioreggae a partire dal 2012 e si fa conoscere anche all’estero, grazie al trasferimento in Germania che lo ha portato a confrontarsi con un pubblico internazionale. In questo suo percorso ha l’onore di aprire il concerto a grandi artisti come Mellow Mood, Brother Culture, Jahcoustix, Jah Screechy, Skarra Mucci e di presentarsi anche nelle yard di grandi festival come il Rototom Sunsplash e l’Overjam.
Nel 2016 presso il Phatfish Studio di Berlino registra MANO A MANO, il suo primo EP, composto da 5 tracce esclusivamente su produzioni originali, disponibile su Soundcloud.

DreGhe in un momento live


A Venezia, la sua città natale, inizia una collaborazione musicale con Gigi Rasta, poliedrico strumentista dell’isola, Lou String, chitarrista appassionato di musica e Luca Bortoluzzi, batterista professionista nel settore. Grazie a questo incontro di storie musicali, prendono vita Dreghe & I Fioi e nuovi arrangiamenti di vecchi pezzi di Dre, nonché inediti arricchiti dalla potenza dello strumentale.
Iniziano a farsi conoscere, diffondendo le loro buone vibrazioni e i loro messaggi socialmente impegnati, e riscuotendo un discreto seguito dal pubblico veneziano. Una delle prime uscite di Dreghe del 2013, Venessian Fora Casa, nella nuova versione ska, diventa la loro hit.
Nel giro di pochi anni, Dreghe & I Fioi si ritrovano a calcare alcuni dei più importanti palchi della scena veneziana, dal centro sociale Morion alla data estiva a Forte Marghera. Inoltre sono ospiti speciali ai festeggiamenti per il compleanno del re del reggae veneziano Sir Oliver Skardy presso il bar la Vecia Papussa, che già li aveva invitati in concerto.
Con il tempo la formazione si trasforma, arricchendosi di nuovi elementi giovani e talentuosi come Jaco alla batteria, Edo alle tastiere e Anto al saxofono, per dare vita a un nuovo CD, quasi interamente in dialetto veneziano, dove si narra la realtà veneziana con senso critico/costruttivo, nonché amore.
Questa nuova produzione è promossa dall’etichetta indipendente Redfishblues Records di Emiliano Alberti , che colpito dalla carica di questa nuova ondata reggae veneziana, ha deciso di supportare il progetto.
Dreghe & I Fioi, al momento impegnati alla creazione del loro primo CD di inediti.


DREGHE ORIGINAL VENEXIAN FORA CASA

Live al Venice on Board

Intervista a Sara Bruxada

Durante dieci anni di attività abbiamo avuto il piacere di collaborare con vari artisti, molto diversi fra loro ma con il fine comune di esprimere il proprio pensiero musicale attraverso composizioni originali. Con una serie di interviste vi stiamo presentando ad uno ad uno questi artisti. Continuiamo con Sara Bruxada.

Live con i Freve da Samba al Teatro dei Frari

RFB: Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica?
SARA: Il primo passo è stato il flauto delle medie. Il mio era in legno per fortuna. Riuscii a trascrivere “The lion sleep tonight” ad orecchio, ma il professore, De Lazzari da Campalto, non mi diede mezza soddisfazione. Chiesi ai miei un sax per colpa di Lisa Simpson e mi regalarono una tastiera Bontempi che mai imparai a suonare. Le mani su un tamburo le ho messe per la prima volta all’ITIS, grazie ad un corso organizzato dal vicepreside su pressione psicologica di me ed un amico. Poi Venezia, con la Banda da rio prima e poi la scoperta della musica brasiliana con i Freve da Samba.
L’Africa però non l’ho mai mollata e mi ha presa per mano con i Mamafolì e l’eclettica Jennifer Cabrera Fernández, la quale mi ha insegnato moltissimo e con la quale oltre ad una buona amicizia ci sono state meravigliose collaborazioni ed esperienze.

con Sir Oliver Skardy

RFB: Chi ti ha ispirato nella tua carriera?
SARA: Carriera? Quale carriera? Considero la musica una cura per me stessa e per gli altri, un cammino. Lungo il cammino mi hanno ispirata e mi ispirano molti musicisti umili ma grandissimi che ho conosciuto negli anni, ma non per il prodotto finale, più che altro per l’approccio. Se invece parliamo di influenze… ho ascoltato talmente tanta musica diversa che non saprei da dove cominciare. Magari un giorno butto fuori un disco dance anni ’90, va saver! Se devo dirne alcune il reggae, l’ hip hop, la musica brasiliana (solo con questa non bastano 10 vite) e latinoamericana, il funk e la musica africana (tradizionale e non). 
Pitura Freska e Freve da Samba mi hanno reso più serena nell’uso del dialetto, mia lingua madre e di mia madre. La prima in assoluto, quella del cuore. Spagnolo e portoghese invece son quelle dell’anima. L’italiano mi impalla, non so ancora bene per quale motivo. 

RFB: Parlaci di com’è nato il tuo primo disco Bruxaria.
SARA: Più che un disco, un parto direi. Però xe venio un bel puteo grazie alla collaborazione di moltissimi amici e musicisti conosciuti negli anni. È nato tirando fuori dal cilindro alcune liriche che Daniele Galletta ha sapientemente arrangiato, credo sia partito quando ho sentito l’arrangiamento di Sonho e mi son detta: “Dai, femo!”. È stata una faticaccia autoprodursi, autopromuoversi ma nel mondo attuale funziona così, anche se per come la vedo io sta diventando tutto asettico e sempre più di plastica con l’uso dei social e compagnia.

Assieme a Jennifer Cabrera Fernandez

RFB: Se non avessi fatto la musicista cosa pensi avresti fatto nella vita? 
SARA: Non mi considero una musicista. Il musicista per me è quello che si sveglia la mattina e prende lo strumento, o comunque quotidianamente suona, si esercita e cresce. Io non ho questa dedizione, amo la musica, mi è necessaria, ma non sono una musicista. Quindi probabilmente starei facendo esattamente quello che sto facendo.

RFB: Cosa ti ha fatto orientare verso il mondo dei bambini? Vuoi raccontarci di com’è nato il tuo ultimo progetto “Le avventure di Zè e Pandeiro”?
SARA: Il progetto è nato grazie a Bubi Staffa, mio maestro di pandeiro, che a suo tempo mi disse: “Perché non scrivi un libro per bambini?”. Gli risposi: “Ci posso provare!”. Mai avevo scritto qualcosa per i bimbi, ma sono una delle mie poche speranze a sto mondo! Voglio dire, il futuro è nei loro cuori, perché non fargli un’iniezione di musica, leggende ed incontri volti all’apertura mentale in questi tempi oscuri? Ho scelto il pandeiro perché, come dice Bubi, è uno strumento universatile, che può aprire un sacco di porte, di mondi e di menti (se ben disposte ovviamente!). E da lì la decisione di ambientare i brevi racconti in luoghi differenti di cui però avrei dovuto  poter produrre la musica. Mi sarebbe piaciuto ambientarne uno in Giappone ma dove lo trovavo uno che suona il kodo nei dintorni? 

Nasce come libro, illustrato da Daria Tommasi, a cui le musiche sarebbero state associate tramite codice QR. Poi durante il delirio della quarantena ho pensato di farlo animare e  Caterina Zampedri ha svolto un lavoro eccellente. Abbiamo in programma altri progetti, ma… portate pazienza che ghe xe più giorni che luganeghe. Anche in questo caso è tutto autoprodotto, la voce narrante l’ho registrata nel vecchio forno di verniciatura di mio padre perché abitando ora davanti ad una provinciale dove corrono come pazzi, è l’unica maniera per non sentire camion, bus e mezzi vari ed eventuali come sottofondo. Le musiche sono per la maggior parte autoprodotte, a parte la traccia del Capitolo 3 gentilmente concessa da Fabio Lazzarin, e parte di quella del Capitolo 5, concessa da Arturo Ramón

Ormai siamo all’ultimo episodio, non perdetelo mi raccomando!

RFB: In cosa credi?
SARA: “Credevo xe da mona” (Nono Maam cit.). Ho riflettuto molto su questa perla del mio caro amico Nono (Nicola Lenzi ndr) ed ha ragione. Credere di questi tempi conviene ancora meno, è un verbo pericoloso. I fatti dicono molte cose, poi ognuno le interpreti come vuole, ad esempio come ho fatto io con questa domanda.

Bene, dopo questa piacevole chiacchierata, ringraziamo Sara per averci raccontato la sua storia nella musica e aspettiamo con curiosità i suoi prossimi lavori. Ringraziamo voi lettori per averci seguito in questo breve viaggio attraverso le parole di un’artista davvero speciale e vi rimandiamo alla prossima intervista che uscirà…