Bruza è su Bandcamp

Oggi giorno di elezioni in molte regioni d’Italia!
Anche Venezia deve scegliere tra il sindaco uscente e le nuove proposte. La nostra sensazione è che chiunque vinca le elezioni e decida di continuare a mantenere Venezia in modalità usa e getta e con una mentalità da allevamento intensivo, ci porterà verso un destino pessimo, e sappiamo benissimo già in partenza quale sarà: turismo caotico e di massa, speculazioni finanziarie e numero di residenti in crollo verticale.

La speranza di sbagliare questa previsione è molto sottile ma c’è.

Bruza in veneziano significa brucia.
Un fuoco nemico che brucia ciò che è prezioso e magico, senza sconti e senza ritegno, brucia il numero di residenti, brucia il numero dei bambini che gioca in campo, bruciano gli appartamenti della regione sfitti ed abbandonati, gli edifici pubblici trasformati in hotel, brucia l’anima di una città.
Una città in mano al denaro in balia di poteri e corporazioni che non tengono conto della sua delicatezza e fragilità.

BIO Dreghe:

Il cantante Dreghe, si forma come MC reggae nella scena fiorentina con il Maggioreggae a partire dal 2012 e si fa conoscere anche all’estero, grazie al trasferimento in Germania che lo ha portato a confrontarsi con un pubblico internazionale. In questo suo percorso ha l’onore di aprire il concerto a grandi artisti come Mellow Mood, Brother Culture, Jahcoustix, Jah Screechy, Skarra Mucci e di presentarsi anche nelle yard di grandi festival come il Rototom Sunsplash e l’Overjam.
Nel 2016 presso il Phatfish Studio di Berlino registra MANO A MANO, il suo primo EP, composto da 5 tracce esclusivamente su produzioni originali, disponibile su Soundcloud.

DreGhe in un momento live


A Venezia, la sua città natale, inizia una collaborazione musicale con Gigi Rasta, poliedrico strumentista dell’isola, Lou String, chitarrista appassionato di musica e Luca Bortoluzzi, batterista professionista nel settore. Grazie a questo incontro di storie musicali, prendono vita Dreghe & I Fioi e nuovi arrangiamenti di vecchi pezzi di Dre, nonché inediti arricchiti dalla potenza dello strumentale.
Iniziano a farsi conoscere, diffondendo le loro buone vibrazioni e i loro messaggi socialmente impegnati, e riscuotendo un discreto seguito dal pubblico veneziano. Una delle prime uscite di Dreghe del 2013, Venessian Fora Casa, nella nuova versione ska, diventa la loro hit.
Nel giro di pochi anni, Dreghe & I Fioi si ritrovano a calcare alcuni dei più importanti palchi della scena veneziana, dal centro sociale Morion alla data estiva a Forte Marghera. Inoltre sono ospiti speciali ai festeggiamenti per il compleanno del re del reggae veneziano Sir Oliver Skardy presso il bar la Vecia Papussa, che già li aveva invitati in concerto.
Con il tempo la formazione si trasforma, arricchendosi di nuovi elementi giovani e talentuosi come Jaco alla batteria, Edo alle tastiere e Anto al saxofono, per dare vita a un nuovo CD, quasi interamente in dialetto veneziano, dove si narra la realtà veneziana con senso critico/costruttivo, nonché amore.
Questa nuova produzione è promossa dall’etichetta indipendente Redfishblues Records di Emiliano Alberti , che colpito dalla carica di questa nuova ondata reggae veneziana, ha deciso di supportare il progetto.
Dreghe & I Fioi, al momento impegnati alla creazione del loro primo CD di inediti.


DREGHE ORIGINAL VENEXIAN FORA CASA

Live al Venice on Board

Intervista a Claudio Gucchierato

Proseguiamo la nostra serie di interviste per conoscere meglio gli artisti con cui collaboriamo: oggi presentiamo la storia di Claudio, percussionista veneziano con una lunga esperienza, fondatore con Daniele Galletta dei Freve da Samba e due dischi registrati con noi, Afro Brasil e Canta Topazio.

RFB: Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?

CG: Con la musica ho iniziato negli anni ’80, ascoltavo molta musica, ma a livello percussivo ho preso come punto di riferimento un musicista napoletano, Tony Cercola, che all’epoca suonava con Edoardo Bennato.

In questa stanza è stato registrato il disco Afro Brasil

RFB: Il tuo primo strumento sono state le percussioni?

CG: Ho iniziato a circa 15 anni con le tastiere, facevo le prime note, poi nei primi anni ’80 ho iniziato con le percussioni ed ho seguito dei corsi di Musica Comparata presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Si studiava musica Indiana, Vietnamita, e molto altro; ma ciò che più mi ha spinto a “battere sui tamburi”, è stato appunto Tony Cercola: ricordo che vidi un suo concerto in campo S. Polo con Edoardo Bennato, suonava i primi bongò che si trovavano in circolazione, quelli marocchini fatti in terracotta. Mi colpì perché suonava questi tamburelli con due lattine del caffè attaccate con lo scotch, ma pur avendo uno strumento “povero”, aveva un buon suono, tanto è vero che i primi dischi di Bennato sono stati registrati così, da questo percussionista particolare.

Poi ho seguito altri percussionisti italiani: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Karl Potter, che era un percussionista sempre della scena napoletana, e in seguito, verso il 1983 mi sono avvicinato alla musica Brasiliana. Ricordo che comprai i primi dischi a S. Barnaba dove c’era l’unico negozio che vendeva dischi particolari, etnici. Il primo è stato un album di Milton Nascimento, Sentinela. Dopodiché scoprii il grande Nanà Vasconcelos e il berimbau, ma ciò che mi ha fatto appassionare definitivamente è essere stato a Roma, nel 1983, per assistere ad un festival: “Bahia de todos os sambas” dedicato a tutti i musicisti bahiani.

Puntata in omaggio a Nanà Vasconcelos trasmessa da Radio Vanessa

RFB: Raccontaci come hai fatto ad assistere al festival da un punto di vista privilegiato!

Si, è stato molto semplice: all’epoca, nel 1983, eravamo tre amici ed abbiamo fatto la prima trasmissione in assoluto di musica brasiliana a Venezia, non dico dell’Italia, ma di Venezia sono sicuro che è la prima. Era una radio che si trovava a SS. Giovanni e Paolo, si chiamava Radio Antenna Veneta 102 e la trasmissione Canta Brasil. Facendo parte della radio, avevamo un pass, con il quale si poteva, all’epoca, andare a vari concerti, magari domandare qualche accredito, e quando siamo arrivati alla biglietteria del festival siamo stati fortunati perché nonostante Radio Antenna Veneta non fosse una radio famosissima a livello nazionale, comunque ci ha permesso di ricevere non un abbonamento per il festival, ma addirittura un pass per poter entrare liberamente tutti i giorni.

Registrando


Noi tre siamo andati a vedere le prove, passavamo tutto il giorno dentro il Circo Massimo e vedevamo artisti del calibro di Dorival Caymmi, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Naná Vasconcelos, Jorge Ben, Gal Costa, João Gilberto, Moraes Moreira, insomma i più grandi dell’epoca. Poi, dato che questo festival è stato considerato il più importante di musica brasiliana al mondo (senza contare il Brasile, ovviamente), girarono un film che è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia, e dato che noi eravamo sempre lì ad assistere, siamo stati anche ripresi!
Dopo questa esperienza incredibile, ho deciso di visitare il Brasile per la prima volta, nel 1984.

RFB: Come nasce il disco Afro Brasil?

CG: Quando, appunto, sono andato in Brasile, ho avuto la fortuna di poter viaggiare parecchio perché all’epoca il cambio era favorevole, e sono rimasto cinque mesi. Sono partito da Fortaleza, nel nord del Brasile, e sono arrivato fino a Santos, percorrendo tutta la costa. Arrivato a Salvador de Bahia, mi sono fermato un mese, poi sono tornato lì l’anno seguente per otto mesi, poi dopo un mese in Italia sono tornato nuovamente, questa volta per un anno e mezzo. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un laboratorio che si chiamava Oficina de Investigação Musical, un laboratorio di un musicista famoso, Bira Reis, uno studioso di musica brasiliana, proprio un ricercatore.
Così, stando tanto tempo a Bahia, risulta impossibile non entrare in contatto ed appassionarsi al mondo dell’Afro Brasil, perché lo vivi. Bahia è una città molto viva, molto musicale; per essere una città di due milioni di abitanti, molto piccola rispetto Rio de Janeiro e S. Paolo, l’africanità è molto viva, qui c’è la più grande comunità afro-americana del continente. A Bahia ci sono i migliori bloco-afro del paese: Olodum, Ilê Aiyê, Araketu, Muzenza.

Dimostrazione di Capoeira in spiaggia al Lido di Venezia


Inoltre c’è un’influenza molto forte che è la religione afro-brasiliana, il Candomblé, una religione presente in tutto il Brasile ma nata a Bahia dagli schiavi africani, la cui presenza si sente per le strade, nell’atmosfera.
Essendo un tipo molto curioso, mi sono ritrovato in un terreiro, un luogo dedicato al culto di questa religione, ed ho potuto assistere a delle cerimonie ed ho conosciuto una Baba Orixàs. Grazie a lei, ho conosciuto meglio il mondo del Candomblé, ho partecipato a dei riti, ma, essendo un mondo vastissimo, presto mi sono reso conto che avrei fatto fatica a conoscere tutto, in maniera approfondita.
Qualcosa, però, sono riuscito ad imparare lo stesso, e mi è venuta questa idea di incidere e grazie ad Emiliano Alberti ed alla RedFishBlues sono riuscito a realizzare questo disco.

RFB: Ricordo che avevi un libro con la trascrizione di tutti gli strumenti per eseguire molti ritmi di Candomblé, li stavi studiando e volevi sentire come avrebbero suonato tutti assieme, come si sarebbero incastrati l’uno con l’altro, e lo abbiamo fatto adottando una tecnica che di solito è usata per la musica elettronica: campioni e loop.

CG: Si, avevo trovato questo libro che mi ha molto aiutato, perché i ritmi del Candomblé sono tramandati per via orale, non c’è niente di scritto. Perciò, o partecipi ai riti tutti i giorni, oppure, per fortuna, c’è qualche percussionista che ha trascritto i ritmi, e così grazie a loro ho potuto impararli e realizzare il disco, Afro Samba.

RFB: Produrre il disco è stato interessante perché il risultato è un mix tra Candomblé e musica elettronica

CG: Esattamente, ma questo mix già esisteva, ci sono già state delle fusioni, per esempio il Candomblé ha rivoluzionato la tecnica di suonare il pandeiro. Un pandeirista famoso, Marcos Suzano, è riuscito a portare nel pandeiro la tecnica degli Atabaque, cambiando per sempre l’evoluzione dello strumento.

RFB: Come sei entrato nel mondo della Capoeira?

CG: Sempre quando ero a Bahia, luogo di nascita della Capoeira, da dove poi si è diffusa in tutto il Brasile. Come per il Candomblé è impossibile non notarne la presenza nelle strade, nella vita quotidiana.
Ho avuto la fortuna di avvicinarmi perché, tramite la mia compagna, ho conosciuto Mestre Dinho, il fondatore del Grupo Internacional de Capoeira Topazio che è uno dei gruppi più importanti a Bahia.
Sono entrato in questo mondo attraverso la musica, perché non pratico lo sport, ma indirettamente è come se lo facessi, e mi è stato impossibile non venirne coinvolto perché lì dove abitavo, c’era il gruppo di Capoeira che si riuniva al piano superiore.

Essendo appassionato di percussioni, ho provato i vari strumenti ed anche quello che per me sarebbe diventato il più importante, il berimbau, non solo a livello musicale ma anche a livello spirituale. Suonarlo, per me, è una specie di yoga, la ripetizione di un mantra. Uno strumento magico, ma che ancora oggi non è conosciutissimo al di fuori della Capoeira,
Pochi anni fa abbiamo fondato un Grupo di Capoeira Topazio a Venezia, così ho avuto occasione di suonarlo di più, di insegnare a suonarlo agli allievi che vengono in palestra, è diventato parte del mio quotidiano, magari una volta suonavo il berimbau solo ogni tanto, adesso tutti i giorni.

RFB: In cosa credi?

CG: Ultimamente è molto difficile credere a qualcosa. Ma ognuno, comunque, lo fa, e può dare un nome a questo qualcosa: Dio, Oxalà, Maometto. Anch’io credo a qualcosa di superiore, ma non in termini cattolici, è la manifestazione della Natura che mi fa credere così: vedere una tempesta, o un terremoto, mi fa capire quanto siamo piccoli nell’universo.

Intervista a Sara Bruxada

Durante dieci anni di attività abbiamo avuto il piacere di collaborare con vari artisti, molto diversi fra loro ma con il fine comune di esprimere il proprio pensiero musicale attraverso composizioni originali. Con una serie di interviste vi stiamo presentando ad uno ad uno questi artisti. Continuiamo con Sara Bruxada.

Live con i Freve da Samba al Teatro dei Frari

RFB: Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica?
SARA: Il primo passo è stato il flauto delle medie. Il mio era in legno per fortuna. Riuscii a trascrivere “The lion sleep tonight” ad orecchio, ma il professore, De Lazzari da Campalto, non mi diede mezza soddisfazione. Chiesi ai miei un sax per colpa di Lisa Simpson e mi regalarono una tastiera Bontempi che mai imparai a suonare. Le mani su un tamburo le ho messe per la prima volta all’ITIS, grazie ad un corso organizzato dal vicepreside su pressione psicologica di me ed un amico. Poi Venezia, con la Banda da rio prima e poi la scoperta della musica brasiliana con i Freve da Samba.
L’Africa però non l’ho mai mollata e mi ha presa per mano con i Mamafolì e l’eclettica Jennifer Cabrera Fernández, la quale mi ha insegnato moltissimo e con la quale oltre ad una buona amicizia ci sono state meravigliose collaborazioni ed esperienze.

con Sir Oliver Skardy

RFB: Chi ti ha ispirato nella tua carriera?
SARA: Carriera? Quale carriera? Considero la musica una cura per me stessa e per gli altri, un cammino. Lungo il cammino mi hanno ispirata e mi ispirano molti musicisti umili ma grandissimi che ho conosciuto negli anni, ma non per il prodotto finale, più che altro per l’approccio. Se invece parliamo di influenze… ho ascoltato talmente tanta musica diversa che non saprei da dove cominciare. Magari un giorno butto fuori un disco dance anni ’90, va saver! Se devo dirne alcune il reggae, l’ hip hop, la musica brasiliana (solo con questa non bastano 10 vite) e latinoamericana, il funk e la musica africana (tradizionale e non). 
Pitura Freska e Freve da Samba mi hanno reso più serena nell’uso del dialetto, mia lingua madre e di mia madre. La prima in assoluto, quella del cuore. Spagnolo e portoghese invece son quelle dell’anima. L’italiano mi impalla, non so ancora bene per quale motivo. 

RFB: Parlaci di com’è nato il tuo primo disco Bruxaria.
SARA: Più che un disco, un parto direi. Però xe venio un bel puteo grazie alla collaborazione di moltissimi amici e musicisti conosciuti negli anni. È nato tirando fuori dal cilindro alcune liriche che Daniele Galletta ha sapientemente arrangiato, credo sia partito quando ho sentito l’arrangiamento di Sonho e mi son detta: “Dai, femo!”. È stata una faticaccia autoprodursi, autopromuoversi ma nel mondo attuale funziona così, anche se per come la vedo io sta diventando tutto asettico e sempre più di plastica con l’uso dei social e compagnia.

Assieme a Jennifer Cabrera Fernandez

RFB: Se non avessi fatto la musicista cosa pensi avresti fatto nella vita? 
SARA: Non mi considero una musicista. Il musicista per me è quello che si sveglia la mattina e prende lo strumento, o comunque quotidianamente suona, si esercita e cresce. Io non ho questa dedizione, amo la musica, mi è necessaria, ma non sono una musicista. Quindi probabilmente starei facendo esattamente quello che sto facendo.

RFB: Cosa ti ha fatto orientare verso il mondo dei bambini? Vuoi raccontarci di com’è nato il tuo ultimo progetto “Le avventure di Zè e Pandeiro”?
SARA: Il progetto è nato grazie a Bubi Staffa, mio maestro di pandeiro, che a suo tempo mi disse: “Perché non scrivi un libro per bambini?”. Gli risposi: “Ci posso provare!”. Mai avevo scritto qualcosa per i bimbi, ma sono una delle mie poche speranze a sto mondo! Voglio dire, il futuro è nei loro cuori, perché non fargli un’iniezione di musica, leggende ed incontri volti all’apertura mentale in questi tempi oscuri? Ho scelto il pandeiro perché, come dice Bubi, è uno strumento universatile, che può aprire un sacco di porte, di mondi e di menti (se ben disposte ovviamente!). E da lì la decisione di ambientare i brevi racconti in luoghi differenti di cui però avrei dovuto  poter produrre la musica. Mi sarebbe piaciuto ambientarne uno in Giappone ma dove lo trovavo uno che suona il kodo nei dintorni? 

Nasce come libro, illustrato da Daria Tommasi, a cui le musiche sarebbero state associate tramite codice QR. Poi durante il delirio della quarantena ho pensato di farlo animare e  Caterina Zampedri ha svolto un lavoro eccellente. Abbiamo in programma altri progetti, ma… portate pazienza che ghe xe più giorni che luganeghe. Anche in questo caso è tutto autoprodotto, la voce narrante l’ho registrata nel vecchio forno di verniciatura di mio padre perché abitando ora davanti ad una provinciale dove corrono come pazzi, è l’unica maniera per non sentire camion, bus e mezzi vari ed eventuali come sottofondo. Le musiche sono per la maggior parte autoprodotte, a parte la traccia del Capitolo 3 gentilmente concessa da Fabio Lazzarin, e parte di quella del Capitolo 5, concessa da Arturo Ramón

Ormai siamo all’ultimo episodio, non perdetelo mi raccomando!

RFB: In cosa credi?
SARA: “Credevo xe da mona” (Nono Maam cit.). Ho riflettuto molto su questa perla del mio caro amico Nono (Nicola Lenzi ndr) ed ha ragione. Credere di questi tempi conviene ancora meno, è un verbo pericoloso. I fatti dicono molte cose, poi ognuno le interpreti come vuole, ad esempio come ho fatto io con questa domanda.

Bene, dopo questa piacevole chiacchierata, ringraziamo Sara per averci raccontato la sua storia nella musica e aspettiamo con curiosità i suoi prossimi lavori. Ringraziamo voi lettori per averci seguito in questo breve viaggio attraverso le parole di un’artista davvero speciale e vi rimandiamo alla prossima intervista che uscirà…

I Anguelanti, nuovo singolo dei Freve da Samba.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo dei Freve da Samba, ecco a voi una intervista di approfondimento a Daniele Galletta ricca di aneddoti e curiosità. Al seguente link si può scaricare l’mp3, l’immagine di copertina, il testo e i credits: bit.ly/2CkGuvm

RFB: I Freve da Samba sono tra gli ormai pochissimi gruppi che propone testi in veneziano. Raccontaci un po’ di più. 
DANIELE: Il progetto Freve da Samba fonde, principalmente, la cultura musicale brasiliana a quella veneziana. Non è un progetto nato per caso, bensì è il risultato di un lungo e continuo lavoro di ricerca, studio ed approfondimento.
Il repertorio è composto da brani originali ma il nuovo singolo è un riarrangiamento nel nostro stile di una canzone tradizionale veneziana. 

Il singolo

RFB: Perché la scelta questa volta è ricaduta proprio su questa canzone?
DANIELE: Scelta dettata dall’amore che abbiamo per la nostra città. Dopo 15 anni di attività ci sembrava doveroso dedicarle un pensiero. È un omaggio a Venezia ed al lavoro del pescatore che purtroppo sta scomparendo velocemente. 

RFB: Come siete venuti a conoscenza del brano? 
DANIELE: Ho conosciuto questa canzone molti anni fa, grazie a Stefano Scutari.

Scutari è un musicista veneziano che ha svolto una grande operazione di ricerca sulla canzone lagunare. Nel 2000 ha registrato quattro cd antologici dal titolo “Storia della canzone veneziana dal 1400 ai giorni nostri”. Un documento storico a tutela del patrimonio culturale veneziano, prodotto con la Regione del Veneto e Ateneo Veneto.
Questo progetto mi ha conquistato ed è cominciata una collaborazione con lui.
Insieme abbiamo registrato due album di canzoni veneziane: “Navigar in Laguna – ballate e barcarole” e “Note in Canal”, entrambi nel 2005. Inoltre abbiamo fatto numerosi concerti, presentando questo repertorio tradizionale anche all’estero.
Fra le tante canzoni veneziane popolari “I anguelanti” toccò qualche corda particolare e ciò mi spinse a proporla anche al gruppo Freve da Samba per inserirla nel repertorio. La nostra idea è quella di rendere attuale qualcosa di antico per farlo conoscere alle nuove generazioni.

RFB: Data la tua profonda conoscenza sulla canzone legata alla tradizione veneziana, puoi svelarci qualche curiosità in più a proposito di questa composizione? 
DANIELE:I anguelanti” è un canto di lavoro legato alla pesca e fa parte di una serie di canti che si tramandavano oralmente nel territorio lagunare . 
Attualmente conosciuto come Tiorte i remi e voga”, il brano è stato riscoperto grazie al lavoro di ricerca fatto a Venezia e dintorni da un gruppo di amici musicisti che, negli anni ’60, hanno raccolto su nastro le vecchie melodie che gli anziani ancora ricordavano.
Di questo gruppo facevano parte Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli, fondatori del “Canzoniere Popolare Veneto”.
I primi appunti sulla melodia di questo canto sono stati raccolti a Chioggia da Mario Isnenghi e Gualtiero Bertelli e la prima registrazione si trova sul disco “Addio Venezia Addio” (1968) col nome “Canto di pesca”. 

Se Tanta, nuova collaborazione Galletta – Versolato

Aver un cuor grando dele volte pesa

ma xe la miglior arma de ataco o difesa

– Sara Versolato

Daniele Galletta, cantautore veneziano e fondatore del gruppo Freve da Samba, ha pubblicato un video sul proprio canale Youtube con una sua nuova, piacevolissima composizione inedita: Se Tanta.
Il testo è una poesia che Sara Versolato ha dedicato al proprio padre, e che Daniele ha musicato.

DANIELE: Innanzitutto un saluto agli amici che ci leggono e un ringraziamento alla RFB per questo spazio.

RFB: Come mai hai scelto questa poesia? Cosa ti ha colpito di più?
DANIELE: Non sono io che ho scelto questa poesia ma è questa poesia che ha scelto me. La forza e la profondità del messaggio sono state seduttive. Mi hanno colpito: l’amore incondizionato che emerge fra le parole del testo, l’intimità genitore/figlio che rende immensa la Creazione e che ha ispirato questa poesia e la semplicità con cui Sara è riuscita a descrivere tale intimità. Solo persone speciali riescono a rendere semplici argomenti così sottili.

Padre e figlia

Proprio questa semplicità descrittiva fa sì che chiunque, interprete o ascoltatore che sia, possa adottare questa poesia e farla propria. L’effetto che sento mentre canto queste parole è paragonabile ad un viaggio in una dimensione superiore, che nessuno conosce ma che tutti noi, nel profondo, percepiamo.

RFB: Non è la prima volta che decidi di aggiungere la tua musica alle parole di Sara: come è nata questa collaborazione?
DANIELE: Prima di tutto è nata un’amicizia animica, dopodiché abbiamo cominciato a suonare insieme e solo in seguito ho scoperto il suo talento nel descrivere, sotto forma di testo, pensieri, emozioni, situazioni di vita quotidiana ecc…
Un giorno, mentre stavamo facendo le prove dello spettacolo “Gente de mar” dei Freve da Samba, mi ha fatto leggere un testo che aveva scritto, dedicato ad un suo amico. Mi è subito piaciuto e le ho chiesto se le avrebbe fatto piacere che io lo musicassi. Lei ha acconsentito felicemente e così, dopo un po’ di tempo, è nata Baian nostran; la nostra prima “figlia”.

Da lì a poco è cominciata questa collaborazione compositiva che ha dato alla luce varie canzoni, tra le quali, appunto, Se tanta. Devo dire che adoro il suo modo di scrivere!

RFB: È difficile trovare una melodia, un giro armonico, partendo da una poesia? O con i suoi testi ti trovi meglio?
DANIELE: Non si tratta di difficoltà ma di ispirazione, intuizione e cuore. Seguire sempre ciò che il cuore detta. Non esistono regole o tecniche particolari per creare musica. Ogni compositore ha un suo proprio metodo o, addirittura, più metodi per comporre. Questo vale tanto per la parte musicale quanto per quella letteraria. Per quanto mi riguarda dipende dal momento, dal testo, dall’estro, dallo stato d’animo e da altri fattori. A volte riesco a comporre una musica senza tante difficoltà e in breve tempo, altre volte possono passare anche anni prima di finire una canzone. Bisogna lasciarsi “corteggiare” dall’intuizione musicale e non sempre è lì che ci chiama e aspetta. Possono passare anni senza scrivere nulla e poi in un mese fioriscono tante idee. Ripeto, non ci sono regole fisse! È per questo che mi piace.
Il processo creativo sopra i testi di Sara, di solito, mi viene abbastanza fluido e in tempi non troppo lunghi, con alcune rare eccezioni. Leggo la poesia, nasce l’idea, che fisso registrandola e poi la elaboro, cercando di lasciar esprimere al massimo il cuore.
Nel caso di Se tanta l’idea di base è nata nel dicembre 2017, poi è rimasta ferma lì fino ad aprile 2020, quando, finalmente, l’ho ripresa, perfezionata e conclusa. Questa è stata una di quelle rare eccezioni a cui accennavo prima.

DANIELE: Mi piacerebbe sentire anche altri musicisti creare qualcosa di personale con i testi di Sara e, anzi, colgo l’occasione per invitarli a farlo; perché secondo me ne vale davvero la pena. Aggiungo, inoltre, che lei è talentosa  anche nel comporre musica, vedi Do acordi, El sistema, La vision del Leon e altre sue canzoni, che si possono ascoltare e acquistare in tutti i principali negozi digitali in rete.

7 vidas, el nuevo disco de beto lobo

7 Vidas, el último disco de Beto Lobo, acaba de salir en todas las tiendas virtuales. Un trabajo muy interesante, con lo cual el cantautor Potosino quiere hacer homenaje a 7 personas, una por cada canción, que tuvieron un rol fundamental en su vida.

Beto tiene una conexión fuerte con RedFishBlues, de hecho en 2012 grabamos juntos un demo, “Donde nacen los sueños“, el cual fue hecho en home recording, que después sirvió para dar un empujón a su carrera de músico; primero con Catrina, una banda de rock, y después como cantautor solista.

RFB: Beto, cuéntanos ¿quienes son éstas 7 personas y cuál fue el rol que tuvieron en tu trayectoria artística?
BETO: Yo siempre escribo de manera personal, escribo pensando en mis historias, o en las historias de mis amigos. Este disco lo quise dedicar a personas muy importantes para mí que me han ayudado a crecer.
La primera canción se la escribí a mi abuelita y a su casa que tenía un jardín enorme donde jugaba de niño (Tu jardín), ella me crió en mis primeros años de mi vida. Después una canción sobre mi abuelo (Los zapatos del abuelo), que un día me regaló algo de ropa que tenía sin usar, y entre ella estaban unos zapatos en los cuales me inspiré para hacer un homenaje a sus enseñanzas.

Beto y su abuelo

BETO: Las otras canciones son dedicadas a mi suegro, porqué ha sido muy cariñoso y me adoptó como parte de la familia (Blues de mi Viejo), El Gato habla de cuando me hice solista y no tenía banda y me fui a tocar a las calles y a pedir trabajo en bares, restaurantes, y el primero que me abrió las puertas fue un señor que tenía un restaurante-café que se llama El Gato Café y el fue la primera persona que creyó en mí y me dió la oportunidad de hacer mis exhibiciones.
El blues eléctrico es dedicado a mi amigo Beto Fierro, él también es cantautor, y desde que lo conozco siempre me ha motivado a componer lo mío porqué el está totalmente a favor de la música original y nunca lo verás tocar covers. La que sigue es Don Inventor, esa se la escribí a mi cuñado, y a pesar de que yo no lo conocí, sé que él es una figura muy importante para mi esposa porqué siempre la cuidó y se querían muchísimo. Y por último la de Elizeé, pues es la de mi esposa, y como creemos en las vidas pasadas, traté de hacer la historia de que nos conocímos desde haces muchas vidas y tardamos para reincontrarnos, y al final ya estamos juntos.

RFB: ¿Que fue lo que mas aprendiste de las personas que acabas de mencionar, y cómo has podido poner en práctica lo que aprendiste de ellos?
BETO: Aprendí que cada momento, cada etapa nos deja un aprendizaje valioso para la vida para seguir creciendo como ser humano, y te hace ir comprendiendo que debemos de agradecer cada experiencia por buena o mala que lo sea. Tú decides si quieres aprender de ella o reprochar el resto de tu vida, el crecer es decisión de uno. Es ahí cuando te das cuenta que lo mínimo que puedes hacer es realizar un homenaje a estas personas o experiencias que te ayudan a crecer, compartirlo al mundo para que valoren lo que tienen y lo que viven. La vida esta hecha de experiencias, y les comparto un poco de la mía.

Entonces, muchas gracias para compartirnos tus experiencias, y hasta la próxima!

Thula Mtwana con jennifer cabrera fernandez

Pubblicato su Youtube il video di Thula Mtwana, ninna nanna in lingua Zulu registrata da Redfishblues Records qualche tempo fa solo con la voce di Jennifer. Il brano fa parte di un progetto musicale intitolato Mimbarà, il video è stato realizzato da Giorgio Schiavon.

Aprofittiamo dell’occasione dell’uscita del video per fare a Jennifer un paio di domande:

RFB: Questa ninna nanna e le altre che abbiamo registrato, fanno parte di un progetto più ampio?
JCF: Le ninne nanne fanno parte del progetto musicale “Mimbarà”, che in lingua “totonaca” (messicana), significa ritornare, ed è il simbolo del ritorno alle radici, al nostro seno famigliare, al grembo della nostra madre, tornare al grembo della terra stessa. 

RFB: Che tipo di investigazione antropologica o culturale hai svolto?
JCF: Come etnocoreografa, da anni mi dedico allo studio antropologico, storico e sociologico delle etnie. In questo caso, ha pervaso il mio ruolo di cantante, volevo capire quali fossero le prime tonalità, sonorità, parole d’amore che ricevono i bambini di diverse parti del mondo. Nel pormi queste domande, sono arrivata subito alla conclusione che sono le ninne nanne ad avere questo primato. Ho scoperto però che queste spesso hanno messaggi di paura, possono contenere parole “minacciose”, quasi come a ricattare il bambino per farlo dormire. Nel caso di “Mimbarà”, ho voluto essere sicura che il testo fosse libero di costrizioni, quindi mi sono data da fare per trovare le parole e le melodie che in qualche modo rassicurassero il piccolo, ma soprattutto, sono stata guidata dal cuore.

Per restare sempre aggiornati sulle attività di Jennifer Cabrera Fernandez, questo il sito ufficiale e la pagina Facebook

15 Ani de freve

Sabato 7 Dicembre, al Teatro Ai Frari, i Freve da Samba hanno organizzato una festa per celebrare 15 anni di attività.

“Quindes’ani de Freve” è uno spettacolo teatrale che percorre i 15 anni di carriera del gruppo “Freve da Samba”. La storia comincia dalla fusione di due culture: veneziana e brasiliana. Questo mix crea un nuovo genere musicale denominato “Tropicalismo Veneto”. Tale genere, negli anni, subisce l’influenza di altri generi musicali, quali Jazz, Rock, Pop ed altro, apportando complessivamente un importante arrichimento. Attraverso le canzoni originali di repertorio viene raccontato il percorso artistico dei “Freve da Samba” e del “Tropicalismo Veneto”.

Daniele Galletta

L’occasione è stata ghiotta per presentare alcune canzoni del nuovo album di Sara Bruxada, Bruxaria, uscito in Agosto 2019, e un’anteprima del nuovo disco. I Freve da Samba, infatti, al momento sono al lavoro in studio di registrazione per realizzare il loro prossimo album. Non sappiamo ancora nulla, se non che, dopo un’esperienza di collaborazione molto proficua per Bruxaria, Sara parteciperà anche come autrice dei testi di alcune canzoni.

Claudio, Daniele, Antonio, Sara

Etichetta discografica libera e indipendente