Esce su Bandcamp l’ultima produzione Redfishblues: un concerto di musica classica indostana. Registrato dal vivo al ristorante Orient Experience a Cannaregio, Venezia, nel lontano 2017 in occasione di Samvad – Dialoghi, una bellissima rassegna di cultura indiana con esibizioni di danza, concerti, workshop ed ospiti internazionali organizzata dall’Ass. Culturale Gamaka.
Il duo è composto da Hriday Desai e da Fabio Lazzarin.
Hriday suona un strumento da lui costruito, un ibrido tra sarod e chitarra acustica
Hriday Desai è un musicista e professore di musica, una figura molto importante nella musica classica Indostana, ha viaggiato innumerevoli volte tra Europa ed Asia come Ambasciatore Culturale per conto del Ministero degli Affari Esteri, e fin da bambino, con la sua famiglia di artisti, si esibisce su All India Radio e Doordarshan, due emittenti nazionali indiane.
Fabio Lazzarin e le tabla
Fabio è un musicista con una lunga e prolifica carriera alle spalle, inizia lo studio delle tabla nel 1984 con il maestro Sanka Chatterjee, e nel corso degli anni dimostra di essere un artista eclettico esibendosi in concerti in Italia e all’estero con diversi artisti tra cui Aldo Tagliapietra delle Orme. Si dedica alla radio e alla televisione, partecipa alla Biennale Danza con Carolyn Carlson, oltre a scrivere musica per teatro e per colonne sonore.
I Raga in scaletta sono tre:
RAAG BADESHWARI: Un raga molto popolare da suonare a notte profonda, l’ideale per descrivere l’emozione di una donna in attesa del ritorno del suo amante.
RAAG MISHRA KAMAJ: Mishra significa “mescolato” o “improvvisato”. Quando l’artista decide di prendere libertà artistiche e variare il raga, può prendere, per sostituire le note esistenti, alcune o tutte le note non comprese normalmente nella scala, da cui il nome “mescolato”. Kamaj è un raga della notte.
RAAG SAMPURNA BHAIRAVI: Il Bhairavi viene spesso chiamato il re dei raga della mattina. Produce un’atmosfera ricca di devozione particolarmente indicato per il genere Bhajan (musica devozionale), e le leggere forme classiche del Thumri (un altro genere di musica indiana). Tradizionalmente il Bhairavi viene usato come brano di chiusura nelle occasioni formali.
A Topazio chegou! Una buona notizia per gli amanti di Capoeira della provincia di Venezia e del Veneto: sono appena iniziati presso il Gymnica Sport Club a Oriago (VE) dei corsi di capoeira tenuti da Vanderlei Da Silva.
La Capoeira non è solo uno sport o una danza come potrebbe sembrare ad una lettura superficiale, ma è un complesso sistema di filosofia e di disciplina esattamente come le altre arti marziali che conosciamo.
Gli strumenti della capoeira: berimbau, atabaque, pandeiro, caxixi, agogo
Auguro a Vanderlei di poter continuare a diffondere la capoeira il più possibile, perché è una filosofia che insegna l’inclusione, il rispetto per gli altri, l’umiltà ed il rispetto verso sé stessi ed il proprio corpo. Infatti un buon capoeirista cerca sempre di vivere una vita sana e salutare, avendo cura della propria salute fisica e mentale, ma soprattutto non mancando mai di rispetto verso gli altri, chiunque essi siano. Nella seguente intervista è lo stesso Vanderlei che lo spiega in maniera chiara: nessuno è più importante di un altro all’interno della capoeira, ma ognuno partecipa secondo le sue possibilità o capacità.
Per chi fosse interessato, sono disponibili le copie fisiche di Valente Criolo Bamba, il cd di canti di capoeira scritti, suonati e cantati da Vanderlei stesso.
Sabato 25 Settembre, in una bellissima giornata di fine estate, DreGhe e I Fioi si sono esibiti al Macondo per la chiusura di stagione. Tra tutte le canzoni in scaletta abbiamo scelto di pubblicare il video di Bruza, una canzone nata e pubblicata più di un anno fa e frutto di una nostra collaborazione.
Il video
Bruza parla di Venezia: di come, proprio sotto ai nostri occhi, si stia piano piano perdendo l’essenza della città, di come il Mose, l’esodo e la politica stiano mandando in fumo il numero di residenti in centro storico e nelle isole, calato vertiginosamente in questi ultimi anni. Il Mose è un fallimento totale ma c’è ancora chi ci crede e pensa che sia utile alla città! La classe politica, votata dai cittadini stessi, è la maggior responsabile di questo disastro di proporzioni epiche: un gioiello lasciatoci dai nostri antenati, sull’orlo del collasso…
Torniamo con la nostra serie di interviste, oggi abbiamo il piacere di parlare con Vanderlei Da Silva, un gigante buono di Itabuna, Salvador De Bahia. Insieme abbiamo registrato Valente Criolo Bamba, un disco di cinque brani di musica Capoeira, di cui tre Regional: CrioloBamba, AdeusMeuMano e NegroQueTemDende, e due Ladainha, CidadeConhecida e MestreGigante.
Quest’ultimo è l’unico brano che non è stato composto da Vanderlei, ma si tratta di una cover alla quale si sente legato, inoltre si tratta di un brano famoso, composto da Mestre Suassuna molti anni fa e cantato nelle rodas di tutto il mondo.
il disco
RFB: Ciao Vander, abbiamo registrato un disco di cinque canzoni di capoeira tradizionale scritte da te. In questo disco che ritmi ci sono?
VDS: Ci sono tre brani regional e due ladainha. La ladainha è un tipo di canzone e un ritmo di musica che viene cantato per il bisogno di raccontare un fatto accaduto, una storia vissuta, una persona che lascia questo mondo per l’altro per esempio. È una melodia che esprime un profondo lamento, che si dedica a quella persona o fatto.
Questa Ladainha (Mestre Gigante) non è mia, ma è una musica con cui mi identifico molto perché mi ricorda la storia di un capoeirista, un uomo guerriero, coraggioso
RFB: Un maestro speciale?
VDS: Speciale per alcuni, per altri no, come dice il proverbio: “Neanche Dio può accontentare tutti”. È speciale per quelle persone che si identificano con la sua musica, e per me è speciale perché mi piace.
Registrando a casa di Claudio
La musica Capoeira sempre trasmette un messaggio, è sufficiente che il capoeirista abbia le antenne. Il messaggio della ladainha è più emotivo, e quando hai un peso dentro di te, lei fa in modo che tu ti possa sentire connesso con quel fatto accaduto, lei te lo fa rivivere.
RFB: E le altre tre?
VDS: Le altre tre sono musiche che ho composto io, in stile regional. Anche loro sono molto ragionate, perché tutte le canzoni di questo disco esprimono una situazione interna alla capoeira, trasmettono un messaggio positivo per un nostro fratello capoeirista.
Per esempio Criolo Bamba, quando c’è quella parte dove dico:
“Nel mondo della capoeira, ognuno ha il suo valore, senza che ci sia discriminazione, dimostrando il proprio splendore. Lo dicevano i grandi maestri, che la vita è passeggera, bisogna seminare l’umiltà perché nasca un buon capoeirista, Criolo Bamba”
Voglio dire che non c’è bisogno di essere il migliore di tutti: si può essere un buon musicista, un buon cantor, un buon jogador, ma se ci si sente un capoeirista, allora si avrà il proprio spazio nel mondo della Capoeira, perché si sta contribuendo in qualche modo. Ognuno ha il suo ruolo. Quando canto questa parte:
“Senza esserci discriminazione“
si riferisce al fatto che una persona appena entrata nel mondo della Capoeira, non deve essere annullata o messa in disparte da chi ha già più esperienza. Nessuno nasce già sapendo, si impara col tempo, uno con l’altro, nessuno sa tutto della vita, la vita è un’ infinità di apprendimento.
RFB: La Capoeira conosce bene la discriminazione…
VDS: La discriminazione è sempre esistita. Lo scopo di questa musica è di mettere in allerta chiunque abbia questo tipo di ideologia di non farlo, di non umiliare chi sta loro attorno. Il fatto che io, per esempio, non sappia jogar bene, cantare bene, o suonare bene, ma magari so come battere le mani, so come aiutarti ad organizzare, io so essere lì presente quando hai bisogno di me, e quindi anch’io so qualcosa. Purtroppo succede che molti non te lo dicono, ma si comportano come se tu non valessi niente e comportarsi così non esiste! Per questo dico:
“Nel mondo della Capoeira ognuno ha il suo valoresenza esserci discriminazione dimostrando il proprio splendore“.
Infine concludo dicendo che i grandi e i buoni maestri, l’hanno sempre detto: tutto nel mondo è passeggero, lascerai tutto lì, è bene seminare umiltà per far nascere un buon capoeirista, una buona persona nel proprio cuore.
“Lo dicevano i grandi maestri, che la vita è passeggera, bisogna seminare l’umiltà perché nasca un buon capoeirista, Criolo Bamba.”
RFB : E quindi cosa vorresti fare adesso con la musica che stiamo registrando?
VDS: Sinceramente, io non ho nessuna pretesa di diventare famoso, fare soldi. Io vorrei che le canzoni rimanessero esposte perché qualunque capoeirista analizzasse quanto è scritto lì, ciò che viene detto. Sicuramente potrebbe aiutare molte persone a sviluppare qualcosa nella mente. Vorrei che le canzoni del disco restassero lì piantate come un seme, per chi le volesse ascoltare, per chi volesse recepire il messaggio che sto inviando. Mi piacerebbe che la musica potesse aiutare le persone con una mente afflitta a cambiare e migliorare.
L’intervista integrale con sottotitoli in italiano
Ringraziamo quindi Vanderlei per questa chiacchierata, e vi invitiamo ad ascoltare l’intervista integrale e il disco completo sul nostro canale Youtube.
Oggi giorno di elezioni in molte regioni d’Italia! Anche Venezia deve scegliere tra il sindaco uscente e le nuove proposte. La nostra sensazione è che chiunque vinca le elezioni e decida di continuare a mantenere Venezia in modalità usa e getta e con una mentalità da allevamento intensivo, ci porterà verso un destino pessimo, e sappiamo benissimo già in partenza quale sarà: turismo caotico e di massa, speculazioni finanziarie e numero di residenti in crollo verticale.
La speranza di sbagliare questa previsione è molto sottile ma c’è.
Bruza in veneziano significa brucia. Un fuoco nemico che brucia ciò che è prezioso e magico, senza sconti e senza ritegno, brucia il numero di residenti, brucia il numero dei bambini che gioca in campo, bruciano gli appartamenti della regione sfitti ed abbandonati, gli edifici pubblici trasformati in hotel, brucia l’anima di una città. Una città in mano al denaro in balia di poteri e corporazioni che non tengono conto della sua delicatezza e fragilità.
BIO Dreghe:
Il cantante Dreghe, si forma come MC reggae nella scena fiorentina con il Maggioreggae a partire dal 2012 e si fa conoscere anche all’estero, grazie al trasferimento in Germania che lo ha portato a confrontarsi con un pubblico internazionale. In questo suo percorso ha l’onore di aprire il concerto a grandi artisti come Mellow Mood, Brother Culture, Jahcoustix, Jah Screechy, Skarra Mucci e di presentarsi anche nelle yard di grandi festival come il Rototom Sunsplash e l’Overjam. Nel 2016 presso il Phatfish Studio di Berlino registra MANO A MANO, il suo primo EP, composto da 5 tracce esclusivamente su produzioni originali, disponibile su Soundcloud.
DreGhe in un momento live
A Venezia, la sua città natale, inizia una collaborazione musicale con Gigi Rasta, poliedrico strumentista dell’isola, Lou String, chitarrista appassionato di musica e Luca Bortoluzzi, batterista professionista nel settore. Grazie a questo incontro di storie musicali, prendono vita Dreghe & I Fioi e nuovi arrangiamenti di vecchi pezzi di Dre, nonché inediti arricchiti dalla potenza dello strumentale. Iniziano a farsi conoscere, diffondendo le loro buone vibrazioni e i loro messaggi socialmente impegnati, e riscuotendo un discreto seguito dal pubblico veneziano. Una delle prime uscite di Dreghe del 2013, Venessian Fora Casa, nella nuova versione ska, diventa la loro hit. Nel giro di pochi anni, Dreghe & I Fioi si ritrovano a calcare alcuni dei più importanti palchi della scena veneziana, dal centro sociale Morion alla data estiva a Forte Marghera. Inoltre sono ospiti speciali ai festeggiamenti per il compleanno del re del reggae veneziano Sir Oliver Skardy presso il bar la Vecia Papussa, che già li aveva invitati in concerto. Con il tempo la formazione si trasforma, arricchendosi di nuovi elementi giovani e talentuosi come Jaco alla batteria, Edo alle tastiere e Anto al saxofono, per dare vita a un nuovo CD, quasi interamente in dialetto veneziano, dove si narra la realtà veneziana con senso critico/costruttivo, nonché amore. Questa nuova produzione è promossa dall’etichetta indipendente Redfishblues Records di Emiliano Alberti , che colpito dalla carica di questa nuova ondata reggae veneziana, ha deciso di supportare il progetto. Dreghe & I Fioi, al momento impegnati alla creazione del loro primo CD di inediti.
Proseguiamo la nostra serie di interviste per conoscere meglio gli artisti con cui collaboriamo: oggi presentiamo la storia di Claudio, percussionista veneziano con una lunga esperienza, fondatore con Daniele Galletta dei Freve da Samba e due dischi registrati con noi, Afro Brasil e Canta Topazio.
RFB: Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
CG: Con la musica ho iniziato negli anni ’80, ascoltavo molta musica, ma a livello percussivo ho preso come punto di riferimento un musicista napoletano, Tony Cercola, che all’epoca suonava con Edoardo Bennato.
In questa stanza è stato registrato il disco Afro Brasil
RFB: Il tuo primo strumento sono state le percussioni?
CG: Ho iniziato a circa 15 anni con le tastiere, facevo le prime note, poi nei primi anni ’80 ho iniziato con le percussioni ed ho seguito dei corsi di Musica Comparata presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Si studiava musica Indiana, Vietnamita, e molto altro; ma ciò che più mi ha spinto a “battere sui tamburi”, è stato appunto Tony Cercola: ricordo che vidi un suo concerto in campo S. Polo con Edoardo Bennato, suonava i primi bongò che si trovavano in circolazione, quelli marocchini fatti in terracotta. Mi colpì perché suonava questi tamburelli con due lattine del caffè attaccate con lo scotch, ma pur avendo uno strumento “povero”, aveva un buon suono, tanto è vero che i primi dischi di Bennato sono stati registrati così, da questo percussionista particolare.
Poi ho seguito altri percussionisti italiani: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Karl Potter, che era un percussionista sempre della scena napoletana, e in seguito, verso il 1983 mi sono avvicinato alla musica Brasiliana. Ricordo che comprai i primi dischi a S. Barnaba dove c’era l’unico negozio che vendeva dischi particolari, etnici. Il primo è stato un album di Milton Nascimento, Sentinela. Dopodiché scoprii il grande Nanà Vasconcelos e il berimbau, ma ciò che mi ha fatto appassionare definitivamente è essere stato a Roma, nel 1983, per assistere ad un festival: “Bahia de todos os sambas” dedicato a tutti i musicisti bahiani.
Puntata in omaggio a Nanà Vasconcelos trasmessa da Radio Vanessa
RFB: Raccontaci come hai fatto ad assistere al festival da un punto di vista privilegiato!
Si, è stato molto semplice: all’epoca, nel 1983, eravamo tre amici ed abbiamo fatto la prima trasmissione in assoluto di musica brasiliana a Venezia, non dico dell’Italia, ma di Venezia sono sicuro che è la prima. Era una radio che si trovava a SS. Giovanni e Paolo, si chiamava Radio Antenna Veneta 102 e la trasmissione Canta Brasil. Facendo parte della radio, avevamo un pass, con il quale si poteva, all’epoca, andare a vari concerti, magari domandare qualche accredito, e quando siamo arrivati alla biglietteria del festival siamo stati fortunati perché nonostante Radio Antenna Veneta non fosse una radio famosissima a livello nazionale, comunque ci ha permesso di ricevere non un abbonamento per il festival, ma addirittura un pass per poter entrare liberamente tutti i giorni.
Registrando
Noi tre siamo andati a vedere le prove, passavamo tutto il giorno dentro il Circo Massimo e vedevamo artisti del calibro di Dorival Caymmi, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Naná Vasconcelos, Jorge Ben,Gal Costa, João Gilberto, Moraes Moreira, insomma i più grandi dell’epoca. Poi, dato che questo festival è stato considerato il più importante di musica brasiliana al mondo (senza contare il Brasile, ovviamente), girarono un film che è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia, e dato che noi eravamo sempre lì ad assistere, siamo stati anche ripresi! Dopo questa esperienza incredibile, ho deciso di visitare il Brasile per la prima volta, nel 1984.
RFB: Come nasce il discoAfro Brasil?
CG: Quando, appunto, sono andato in Brasile, ho avuto la fortuna di poter viaggiare parecchio perché all’epoca il cambio era favorevole, e sono rimasto cinque mesi. Sono partito da Fortaleza, nel nord del Brasile, e sono arrivato fino a Santos, percorrendo tutta la costa. Arrivato a Salvador de Bahia, mi sono fermato un mese, poi sono tornato lì l’anno seguente per otto mesi, poi dopo un mese in Italia sono tornato nuovamente, questa volta per un anno e mezzo. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un laboratorio che si chiamava Oficina de Investigação Musical, un laboratorio di un musicista famoso, Bira Reis, uno studioso di musica brasiliana, proprio un ricercatore. Così, stando tanto tempo a Bahia, risulta impossibile non entrare in contatto ed appassionarsi al mondo dell’Afro Brasil, perché lo vivi. Bahia è una città molto viva, molto musicale; per essere una città di due milioni di abitanti, molto piccola rispetto Rio de Janeiro e S. Paolo, l’africanità è molto viva, qui c’è la più grande comunità afro-americana del continente. A Bahia ci sono i migliori bloco-afro del paese: Olodum, Ilê Aiyê, Araketu, Muzenza.
Dimostrazione di Capoeira in spiaggia al Lido di Venezia
Inoltre c’è un’influenza molto forte che è la religione afro-brasiliana, il Candomblé, una religione presente in tutto il Brasile ma nata a Bahia dagli schiavi africani, la cui presenza si sente per le strade, nell’atmosfera. Essendo un tipo molto curioso, mi sono ritrovato in un terreiro, un luogo dedicato al culto di questa religione, ed ho potuto assistere a delle cerimonie ed ho conosciuto una Baba Orixàs. Grazie a lei, ho conosciuto meglio il mondo del Candomblé, ho partecipato a dei riti, ma, essendo un mondo vastissimo, presto mi sono reso conto che avrei fatto fatica a conoscere tutto, in maniera approfondita. Qualcosa, però, sono riuscito ad imparare lo stesso, e mi è venuta questa idea di incidere e grazie ad Emiliano Alberti ed alla RedFishBlues sono riuscito a realizzare questo disco.
RFB: Ricordo che avevi un libro con la trascrizione di tutti gli strumenti per eseguire molti ritmi di Candomblé, li stavi studiando e volevi sentire come avrebbero suonato tutti assieme, come si sarebbero incastrati l’uno con l’altro, e lo abbiamo fatto adottando una tecnica che di solito è usata per la musica elettronica: campioni e loop.
CG: Si, avevo trovato questo libro che mi ha molto aiutato, perché i ritmi del Candomblé sono tramandati per via orale, non c’è niente di scritto. Perciò, o partecipi ai riti tutti i giorni, oppure, per fortuna, c’è qualche percussionista che ha trascritto i ritmi, e così grazie a loro ho potuto impararli e realizzare il disco, Afro Samba.
RFB: Produrre il disco è stato interessante perché il risultato è un mix tra Candomblé e musica elettronica
CG: Esattamente, ma questo mix già esisteva, ci sono già state delle fusioni, per esempio il Candomblé ha rivoluzionato la tecnica di suonare il pandeiro. Un pandeirista famoso, Marcos Suzano, è riuscito a portare nel pandeiro la tecnica degli Atabaque, cambiando per sempre l’evoluzione dello strumento.
RFB: Come sei entrato nel mondo della Capoeira?
CG: Sempre quando ero a Bahia, luogo di nascita della Capoeira, da dove poi si è diffusa in tutto il Brasile. Come per il Candomblé è impossibile non notarne la presenza nelle strade, nella vita quotidiana. Ho avuto la fortuna di avvicinarmi perché, tramite la mia compagna, ho conosciuto Mestre Dinho, il fondatore del Grupo Internacional de Capoeira Topazio che è uno dei gruppi più importanti a Bahia. Sono entrato in questo mondo attraverso la musica, perché non pratico lo sport, ma indirettamente è come se lo facessi, e mi è stato impossibile non venirne coinvolto perché lì dove abitavo, c’era il gruppo di Capoeira che si riuniva al piano superiore.
Essendo appassionato di percussioni, ho provato i vari strumenti ed anche quello che per me sarebbe diventato il più importante, il berimbau, non solo a livello musicale ma anche a livello spirituale. Suonarlo, per me, è una specie di yoga, la ripetizione di un mantra. Uno strumento magico, ma che ancora oggi non è conosciutissimo al di fuori della Capoeira, Pochi anni fa abbiamo fondato un Grupo di Capoeira Topazioa Venezia, così ho avuto occasione di suonarlo di più, di insegnare a suonarlo agli allievi che vengono in palestra, è diventato parte del mio quotidiano, magari una volta suonavo il berimbau solo ogni tanto, adesso tutti i giorni.
RFB: In cosa credi?
CG: Ultimamente è molto difficile credere a qualcosa. Ma ognuno, comunque, lo fa, e può dare un nome a questo qualcosa: Dio, Oxalà, Maometto. Anch’io credo a qualcosa di superiore, ma non in termini cattolici, è la manifestazione della Natura che mi fa credere così: vedere una tempesta, o un terremoto, mi fa capire quanto siamo piccoli nell’universo.
Durante dieci anni di attività abbiamo avuto il piacere di collaborare con vari artisti, molto diversi fra loro ma con il fine comune di esprimere il proprio pensiero musicale attraverso composizioni originali. Con una serie di interviste vi stiamo presentando ad uno ad uno questi artisti. Continuiamo con Sara Bruxada.
Live con i Freve da Samba al Teatro dei Frari
RFB: Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica? SARA: Il primo passo è stato il flauto delle medie. Il mio era in legno per fortuna. Riuscii a trascrivere “The lion sleep tonight” ad orecchio, ma il professore, De Lazzari da Campalto, non mi diede mezza soddisfazione. Chiesi ai miei un sax per colpa di Lisa Simpson e mi regalarono una tastiera Bontempi che mai imparai a suonare. Le mani su un tamburo le ho messe per la prima volta all’ITIS, grazie ad un corso organizzato dal vicepreside su pressione psicologica di me ed un amico. Poi Venezia, con la Banda da rio prima e poi la scoperta della musica brasiliana con i Freve da Samba. L’Africa però non l’ho mai mollata e mi ha presa per mano con i Mamafolì e l’eclettica Jennifer Cabrera Fernández, la quale mi ha insegnato moltissimo e con la quale oltre ad una buona amicizia ci sono state meravigliose collaborazioni ed esperienze.
con Sir Oliver Skardy
RFB: Chi ti ha ispirato nella tua carriera? SARA: Carriera? Quale carriera? Considero la musica una cura per me stessa e per gli altri, un cammino. Lungo il cammino mi hanno ispirata e mi ispirano molti musicisti umili ma grandissimi che ho conosciuto negli anni, ma non per il prodotto finale, più che altro per l’approccio. Se invece parliamo di influenze… ho ascoltato talmente tanta musica diversa che non saprei da dove cominciare. Magari un giorno butto fuori un disco dance anni ’90, va saver! Se devo dirne alcune il reggae, l’ hip hop, la musica brasiliana (solo con questa non bastano 10 vite) e latinoamericana, il funk e la musica africana (tradizionale e non). Pitura Freska e Freve da Samba mi hanno reso più serena nell’uso del dialetto, mia lingua madre e di mia madre. La prima in assoluto, quella del cuore. Spagnolo e portoghese invece son quelle dell’anima. L’italiano mi impalla, non so ancora bene per quale motivo.
RFB: Parlaci di com’è nato il tuo primo disco Bruxaria. SARA: Più che un disco, un parto direi. Però xe venio un bel puteo grazie alla collaborazione di moltissimi amici e musicisti conosciuti negli anni. È nato tirando fuori dal cilindro alcune liriche che Daniele Galletta ha sapientemente arrangiato, credo sia partito quando ho sentito l’arrangiamento di Sonho e mi son detta: “Dai, femo!”. È stata una faticaccia autoprodursi, autopromuoversi ma nel mondo attuale funziona così, anche se per come la vedo io sta diventando tutto asettico e sempre più di plastica con l’uso dei social e compagnia.
Assieme a Jennifer Cabrera Fernandez
RFB: Se non avessi fatto la musicista cosa pensi avresti fatto nella vita? SARA: Non mi considero una musicista. Il musicista per me è quello che si sveglia la mattina e prende lo strumento, o comunque quotidianamente suona, si esercita e cresce. Io non ho questa dedizione, amo la musica, mi è necessaria, ma non sono una musicista. Quindi probabilmente starei facendo esattamente quello che sto facendo.
RFB: Cosa ti ha fatto orientare verso il mondo dei bambini? Vuoi raccontarci di com’è nato il tuo ultimo progetto “Le avventure di Zè e Pandeiro”? SARA: Il progetto è nato grazie a Bubi Staffa, mio maestro di pandeiro, che a suo tempo mi disse: “Perché non scrivi un libro per bambini?”. Gli risposi: “Ci posso provare!”. Mai avevo scritto qualcosa per i bimbi, ma sono una delle mie poche speranze a sto mondo! Voglio dire, il futuro è nei loro cuori, perché non fargli un’iniezione di musica, leggende ed incontri volti all’apertura mentale in questi tempi oscuri? Ho scelto il pandeiro perché, come dice Bubi, è uno strumento universatile, che può aprire un sacco di porte, di mondi e di menti (se ben disposte ovviamente!). E da lì la decisione di ambientare i brevi racconti in luoghi differenti di cui però avrei dovuto poter produrre la musica. Mi sarebbe piaciuto ambientarne uno in Giappone ma dove lo trovavo uno che suona il kodo nei dintorni?
Nasce come libro, illustrato da Daria Tommasi, a cui le musiche sarebbero state associate tramite codice QR. Poi durante il delirio della quarantena ho pensato di farlo animare e Caterina Zampedri ha svolto un lavoro eccellente. Abbiamo in programma altri progetti, ma… portate pazienza che ghe xe più giorni che luganeghe. Anche in questo caso è tutto autoprodotto, la voce narrante l’ho registrata nel vecchio forno di verniciatura di mio padre perché abitando ora davanti ad una provinciale dove corrono come pazzi, è l’unica maniera per non sentire camion, bus e mezzi vari ed eventuali come sottofondo. Le musiche sono per la maggior parte autoprodotte, a parte la traccia del Capitolo 3 gentilmente concessa da Fabio Lazzarin, e parte di quella del Capitolo 5, concessa da Arturo Ramón.
Ormai siamo all’ultimo episodio, non perdetelo mi raccomando!
RFB: In cosa credi? SARA: “Credevo xe da mona” (Nono Maamcit.). Ho riflettuto molto su questa perla del mio caro amico Nono (Nicola Lenzi ndr) ed ha ragione. Credere di questi tempi conviene ancora meno, è un verbo pericoloso. I fatti dicono molte cose, poi ognuno le interpreti come vuole, ad esempio come ho fatto io con questa domanda.
Bene, dopo questa piacevole chiacchierata, ringraziamo Sara per averci raccontato la sua storia nella musica e aspettiamo con curiosità i suoi prossimi lavori. Ringraziamo voi lettori per averci seguito in questo breve viaggio attraverso le parole di un’artista davvero speciale e vi rimandiamo alla prossima intervista che uscirà…
In occasione dell’uscita del nuovo singolo dei Freve da Samba, ecco a voi una intervista di approfondimento a Daniele Galletta ricca di aneddoti e curiosità. Al seguente link si può scaricare l’mp3, l’immagine di copertina, il testo e i credits: bit.ly/2CkGuvm
RFB:I Freve da Samba sono tra gli ormai pochissimi gruppi che propone testi in veneziano. Raccontaci un po’ di più. DANIELE: Il progetto Freve da Samba fonde, principalmente, la cultura musicale brasiliana a quella veneziana. Non è un progetto nato per caso, bensì è il risultato di un lungo e continuo lavoro di ricerca, studio ed approfondimento. Il repertorio è composto da brani originali ma il nuovo singolo è un riarrangiamento nel nostro stile di una canzone tradizionale veneziana.
Il singolo
RFB: Perché la scelta questa volta è ricaduta proprio su questa canzone? DANIELE: Scelta dettata dall’amore che abbiamo per la nostra città. Dopo 15 anni di attività ci sembrava doveroso dedicarle un pensiero. È un omaggio a Venezia ed al lavoro del pescatore che purtroppo sta scomparendo velocemente.
RFB:Come siete venuti a conoscenza del brano? DANIELE: Ho conosciuto questa canzone molti anni fa, grazie a Stefano Scutari.
Scutari è un musicista veneziano che ha svolto una grande operazione di ricerca sulla canzone lagunare. Nel 2000 ha registrato quattro cd antologici dal titolo “Storia della canzone veneziana dal 1400 ai giorni nostri”. Un documento storico a tutela del patrimonio culturale veneziano, prodotto con la Regione del Veneto e Ateneo Veneto. Questo progetto mi ha conquistato ed è cominciata una collaborazione con lui. Insieme abbiamo registrato due album di canzoni veneziane: “Navigar in Laguna – ballate e barcarole” e “Note in Canal”, entrambi nel 2005. Inoltre abbiamo fatto numerosi concerti, presentando questo repertorio tradizionale anche all’estero. Fra le tante canzoni veneziane popolari “I anguelanti” toccò qualche corda particolare e ciò mi spinse a proporla anche al gruppo Freve da Samba per inserirla nel repertorio. La nostra idea è quella di rendere attuale qualcosa di antico per farlo conoscere alle nuove generazioni.
RFB:Data la tua profonda conoscenza sulla canzone legata alla tradizione veneziana, puoi svelarci qualche curiosità in più a proposito di questa composizione? DANIELE: “I anguelanti” è un canto di lavoro legato alla pesca e fa parte di una serie di canti che si tramandavano oralmente nel territorio lagunare . Attualmente conosciuto come “Tiorte i remi e voga”, il brano è stato riscoperto grazie al lavoro di ricerca fatto a Venezia e dintorni da un gruppo di amici musicisti che, negli anni ’60, hanno raccolto su nastro le vecchie melodie che gli anziani ancora ricordavano. Di questo gruppo facevano parte Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli, fondatori del “Canzoniere Popolare Veneto”. I primi appunti sulla melodia di questo canto sono stati raccolti a Chioggia da Mario Isnenghi e Gualtiero Bertelli e la prima registrazione si trova sul disco “Addio Venezia Addio” (1968) col nome “Canto di pesca”.
Sabato 7 Dicembre, al Teatro Ai Frari, i Freve da Samba hanno organizzato una festa per celebrare 15 anni di attività.
“Quindes’ani de Freve” è uno spettacolo teatrale che percorre i 15 anni di carriera del gruppo “Freve da Samba”. La storia comincia dalla fusione di due culture: veneziana e brasiliana. Questo mix crea un nuovo genere musicale denominato “Tropicalismo Veneto”. Tale genere, negli anni, subisce l’influenza di altri generi musicali, quali Jazz, Rock, Pop ed altro, apportando complessivamente un importante arrichimento. Attraverso le canzoni originali di repertorio viene raccontato il percorso artistico dei “Freve da Samba” e del “Tropicalismo Veneto”.
L’occasione è stata ghiotta per presentare alcune canzoni del nuovo album di Sara Bruxada, Bruxaria, uscito in Agosto 2019, e un’anteprima del nuovo disco. I Freveda Samba, infatti, al momento sono al lavoro in studio di registrazione per realizzare il loro prossimo album. Non sappiamo ancora nulla, se non che, dopo un’esperienza di collaborazione molto proficua per Bruxaria, Sara parteciperà anche come autrice dei testi di alcune canzoni.
Inizia alla grande la serie di concerti al Bocon Divino organizzata da Redfishblues, con una Heloisa Lourenço in grande forma. Repertorio di musica brasiliana e musicisti affiatati hanno reso la serata indimenticabile.